Separazione

Come si affronta una separazione?
Quando non l’hai scelto.
Quando ami ancora troppo.
Quando credi che sia comunque possibile un’altra strada.
Quando solo pensare che vedrai i tuoi figli la metà di quanto li vedi ora ti uccide. E non solo a parole.
Quando pensi che il cuore non riuscirà più reggere tutto questo.
Quando da più di una settimana vai costantemente in giro senza più la speranza e con il Lexotan nello zaino.

Come si affronta una separazione, quando poco più di 6 anni fa hai detto “finché morte non ci separi” e la cosa peggiore è che, ora come allora, ci credi ancora davvero tanto.
In fondo però oggi stai un po’ morendo e quindi oggi pensi semplicemente che sia l’appuntamento di un qualsiasi condannato a morte. Oggi vai a morire con la consapevolezza che nessuno proverà a chiedere per te la grazia.

Come si affronta tutto questo?

Danne ancora al mio cuore… il mio cuore! È morto mille volte almeno, il mio cuore Ha vissuto addirittura morendo, covando la morte in sé, se l’è tenuta attaccata, ben stretta, senza distinguerla, ed è morto cento volte al giorno. È la vita… ma è certo, non si muore tutte le mattine, si muore una volta sola.

Vinicio Capossela – “Non si muore tutte le mattine”

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9 pensieri su “Separazione

  1. Inizierei a buttare il lexotan nella spazzatura e poi a vedere cosa è rimasto: quindi i figli e te stesso. La strada è in salita ma.non credi sia neanche lontanamente simile a quella di un.condannato a morte.

    • Il Lexotan è solo nello zaino per evitare attacchi di panico. L’ho usato una volta sola ma fino a quando riuscirò a gestire questo senza eccessivi problemi (anche al lavoro) penso di non utilizzarlo più.
      In realtà non credo che questo sia come la vita di un condannato a morte… vedo però l’ineluttabilità delle cose. Sento il peso del dover affrontare cose che fanno molto male senza più poter far nulla.
      Comunque so che i miei bimbi ci saranno sempre a salvarmi… e questo in qualche modo mi basta.
      Grazie comunque per le tue parole.

      • Se mi posso permettere, da mamma, non dare ai tuoi figli la responsabilità di “salvarti “. Possono essere motivatori di una nuova vita,ma non dare loro neppure indirettamente la responsabilità di scelte che non vorrebbero mai aver subìto.

  2. Pingback: Ripartire (poca grammatica… molta confusione… tanto, troppo cuore) | Davide

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