Stalking nights: Consegnare al nemico (la prima volta)

9 aprile 2013 subito dopo della mezzanotte.

La parola tradire deriva dal latino “tradere”. Tradotto approssimativamente dovrebbe suonare un po’ come consegnare, consegnare al nemico per la precisione. È Giuda che consegna Cristo. È Bruto che consegna Cesare.

Affinché possa esistere un tradimento deve esserci almeno un nemico. Spesso è l’amico, che commette l’atto, che si trasforma in nemico, spesso lo fa unendosi al nemico preesistente. Altre volte, se il nemico non esiste, la questione è più difficile.
Questo è il caso, lo capisco quando lei si toglie la fede che ha al dito e me la mette in mano con gli occhi che trattengono a stento le lacrime. Non lo fa per la platealità del gesto, lo fa perché conosce la gravità delle cose, lo fa perché la conosca immediatamente anch’io.

Dopo quello che mi dice, “schifo” è la prima parola che mi viene in mente. Il soggetto purtroppo non è così chiaro.

I talloni si serrano con il sedere, i polpacci alle cosce, gli avambracci circondano le ginocchia. Mi chiudo a guscio imitando i pugili quando non riescono più a sopportare i colpi. Purtroppo non serve a nulla. I colpi questa volta arrivano dall’interno. È il cuore che colpisce all’impazzata da dentro.

Esattamente come un pugile prima di cadere a tappeto, sono totalmente frastornato. Nessuna reazione se non quella di continuare a ripetere ritmicamente la frase “che schifo”. Lei mi guarda con gli occhi gonfi, le lacrime che scendono e si uniscono sul mento in un’unica goccia. In qualsiasi altra occasione avrei saputo con certezza cosa fare in questo momento. In qualsiasi altra occasione il mio primo pensiero sarebbe stato di asciugarle le lacrime, ora non lo so più. Ora non ho più certezze.
Lei continua a dirmi di essere stata costretta, che questo è successo una volta sola e che lo schifo che ha provato da subito è probabilmente simile a quello che sto provando io in questo momento. L’unica parola che riesco a dire è “quando”. Cerco di illudermi che la risposta sia davvero importante. Purtroppo non lo è. Sapere che questo è successo diversi mesi fa non mi cambia nulla.

Rimaniamo in silenzio per diversi minuti. Non so quanti minuti trascorrono perché ormai non ho più la cognizione del tempo. Il tempo è scandito solo dagli intervalli in cui i nostri occhi provano a cercarsi. Ogni incontro cerca risposte negli occhi dell’altro, risposte che puntualmente non arrivano. È troppo presto le risposte, ora è solo tempo di lacrime.

Lei ha le dita piccole, per questo la sua fede è stretta nel mio pugno incastrata nella seconda falange del mio dito mignolo. Mentre mi guarda negli occhi, le metto il pugno con le nocche verso l’alto all’altezza del suo grembo, ruoto ed apro la mano. Come un prestigiatore sfilo la sua fede dal mio dito e gliela porgo.
“Andiamo a dormire, ci penseremo domani” le dico, con tono di totale resa.

Sono stato consegnato al nemico. Uno scontro perso senza mai aver avuto la forza e la possibilità di combatterlo. 12 round a 0.
Ora devo capire chi è il nemico.

つづく

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11 pensieri su “Stalking nights: Consegnare al nemico (la prima volta)

  1. Penso che quando si viene a conoscenza di un tradimento , si perde l’equilibrio di coppia . Conosco gente che perdonato le ” corna ” ma pui si sono separati dopo al massimo due o tre anni perché la prima litigata anche per cose banali si rinfacciano le ‘ corna ‘ . Penso che meglio non sapere certe cose perché é come scavare bella merxa , più scavi e più ne senti la puzza 😞 ti abbraccio 😊

    • In realtà io avevo visto il tutto come un “errore”… seppur enorme, ma come un “errore”. Non le ho voluto mai rinfacciare nulla, ma poi a distanza di due anni è successo di nuovo… e questa volta però con tutta la consapevolezza di buttare nel cesso una famiglia con due bambini (di cui uno all’epoca non aveva nemmeno un anno).
      Con il senno di poi ho sbagliato a darle ancora fiducia… ma sarebbe potuta benissimo finire in un’altro modo.

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