Parole parte seconda

Se io fossi muta smetterei di mordermi le mani dopo ogni telefonata. Dopo ogni serata in macchina, dopo ogni volta che ti vomito addosso i miei sproloqui inquietanti.
Eviterei, così, di metterti in testa strane idee che poi ti condizionano, di contraddire ogni tua parola, di ossessionarti con i miei discorsi senza fine. Discorsi, parole, parole, discorsi, parole. Sentimenti al vento che tramutati in voce diventano volgari. Che si confondono tra loro come in un minestrone salato.

Non c’è ordine, nelle mie parole. La scrittura è più mediata. Si scrive, si legge, si corregge, si rilegge e poi si fa leggere.

Se io fossi muta sarei per te una bambola dolce. Espressioni intense, facce buffe, mezzi sorrisi, sorrisi interi. E ogni volta che mi dovessero venire in mente cose da dire, cose cattive, tu vedresti solo facce un po’ imbronciate, e mi consoleresti coccolandomi. Nella tua buona fede non ti daresti mai la colpa di un broncio e, se colpa, sarebbe lieve lieve e soggetta ad un auto-perdono.
Il silenzio è così seducente. La donna che non parla: ah, che miraggio per un uomo!
Tu avresti tutto quello di cui hai bisogno. E la mia vita sarebbe più facile.
Quasi quasi divento muta, un giorno di questi.
Se mi decido… te lo dico.

Giulia – “Se io fossi muta”

つづく

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