Vecchissimi silenzi

Oggi, solo in un ufficio troppo silenzioso, cercavo altro tra vecchie lettere ed è uscita questa:

Cosa dice un silenzio?
Un silenzio non dice niente. Logico no? Lo dice la parola stessa.
A volte invece un silenzio dice troppo, ti costringe a guardarti dentro, a farti mille domande e dare ad ognuna di esse mille risposte.
Forse dovrei far continuare questo silenzio, fare finta di niente e continuare a guardarmi dentro, così come forse stai facendo tu, ma non sarebbe giusto. Non sarebbe giusto verso di me e verso di te.

Continua a balenarmi in mente quella frase che mi hai detto «Se una persona non vuole parlarti o risponderti, vuol dire che le risposte le devi trovare dentro di te» (o qualcosa del genere).
Dentro di me non ne ho trovate di risposte, o forse, il problema è che ne ho trovate troppe e non quale scegliere.
Non riesco a capire cosa significhi questo silenzio […] Forse vuoi stare semplicemente sola e stai solo aspettando il momento giusto. Se fosse così però, ci sarebbe un’altra domanda che nascerebbe spontanea e a cui non riuscirei a trovare risposta dentro di me: «Fino a quando?».

Un silenzio che mi ha dato mille domande e più di mille risposte.

Forse in questo momento stai pensando a tutto quello che è successo, forse anche a te sta venendo in mente qualche domanda […] Altre domande. Altri dubbi. Altri quiz. E i premi quali sono?

Ho provato, ma da questo silenzio non ho tirato fuori niente, ho bisogno di un interlocutore. A volte per rispondere alle domande hai bisogno di confrontarti, a volte non puoi proprio risponderti da solo, soprattutto quando si parla di rapporti tra persone.
[…]
Forse ti libererai definitivamente di me e forse questo è quello che desideri in questo momento. Ma queste sono solo altre domande, solo altre parole, solo altri punti interrogativi.

Oggi, a distanza di davvero troppo tempo, il silenzio continua a perdurare, fortunatamente però, non dice più nulla.

Annunci

Il colore del grano

In quel momento apparve la volpe.
– “Buon giorno”, disse la volpe.
– “Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
– “Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”
– “Chi sei?” domandò il piccolo principe, “sei molto carino…”
– “Sono una volpe”, disse la volpe.
– “Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, “sono così triste…”
– “Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
– “Ah! Scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
– “Che cosa vuol dire “addomesticare”?”
(…)
– “È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…”
– “Creare dei legami?”
– “Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.
– “Comincio a capire”, disse il piccolo principe. “C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”
(…)
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
– “La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
– “Per favore… addomesticami”, disse.
– “Volentieri”, rispose il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
– “Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
– “Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
(…)
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
– “Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
– “La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
– “È vero”, disse la volpe.
– “Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
– “È certo”, disse la volpe.
– “Ma allora che ci guadagni?”
– “Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.
(…)

– “Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Antoine de Saint-Exupéry –“Il Piccolo Principe”

Una nuova Itaca

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
né Posidone incollerito. Mai troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto,
se squisita è l’emozione
che ti tocca il cuore e il corpo;
né Lestrigoni o Ciclopi né Posidone asprigno incontrerai
se non li rechi dentro
nel tuo cuore, se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via
e siano tanti i mattini d’estate
che ti vedano entrare (e con che gioia allegra)
in porti sconosciuti prima.
fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia, madrepore e coralli,
ebani e ambre e voluttuosi aromi di ogni sorta
quanti più puoi, voluttosi aromi.
Recati in molte città dell’Egitto
a imparare, imparare dai sapienti.
Itaca tieni sempre nella mente,
la tua sorte ti segna quell’approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio tu
finalmente attracchi all’isoletta
ricco di quanto guadagnasti in via
senza aspettare che ti dia ricchezze.

Itaca ti ha donato il bel viaggio
senza di lei non ti mettevi in via
nulla ha da darti di più.
e se la trovi povera
Itaca non ti ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto
avrai capito cosa vuol dire un’Itaca.

Constantinos Kavafis – “Itaca”

Il viaggio che sta per cominciare

Siamo convinti che la nostra vita sarà migliore quando saremo sposati, quando avremo un primo figlio o un secondo. Poi ci sentiamo frustrati perché i nostri figli sono troppo piccoli per questo o per quello e pensiamo che le cose andranno meglio quando saranno cresciuti. In seguito siamo esasperati per il loro comportamento da adolescenti. Siamo convinti che saremo più felici quando avranno superato quest’età. Pensiamo di sentirci meglio quando il nostro partner avrà risolto i suoi problemi, quando cambieremo l’auto, quando faremo delle vacanze meravigliose, quando non saremo più costretti a lavorare.

Ma se non cominciamo una vita piena e felice ora, quando lo faremo? Dovremo sempre affrontare delle difficoltà di qualsiasi genere. Tanto vale accettare questa realtà e decidere d’essere felici, qualunque cosa accada.

Alfred Souza dice: “Per tanto tempo ha avuto la sensazione che la mia vita sarebbe presto cominciata, la vera vita! Ma c’erano sempre ostacoli da superare strada facendo, qualcosa d’irrisolto, un affare che richiedeva ancora tempo, dei debiti che non erano stati ancora regolati. In seguito la vita sarebbe cominciata. Finalmente ho capito che questi ostacoli erano la vita”.
Questo modo di percepire le cose ci aiuta a capire che non c’è un mezzo per essere felici ma la felicita è il mezzo. Di conseguenza, gustate ogni istante della vostra vita, e gustatelo ancora di più perché lo potete dividere con una persona cara, una persona molto cara per passare insieme dei momenti preziosi della vita, e ricordate vi che il tempo non aspetta nessuno.

Allora smettete di aspettare di finire la scuola, di tornare a scuola, di vederli andare via di casa.
Smettete di aspettare di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di sposarvi, di divorziare.
Smettete di aspettare il venerdì sera, la domenica mattina, di avere una nuova macchina o una casa nuova.
Smettete di aspettare la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno.
Smettete di aspettare di lasciare questa vita, di rinascere nuovamente, e decidete che non c’è momento migliore per essere felici che il momento presente.

La felicita e le gioie della vita non sono delle mete, ma un viaggio.