Sarebbe bello (vivere in una favola)

Corto Maltese

– “Corto, cosa fai qui fuori?”
– “Sto pensando che dovrei decidermi a partire. Venezia mi impigrisce.”
– “Venezia è fatta per questo. Vuoi un bicchierino di rosolio?”
– “Rosolio? Credevo non si bevesse più. Ma dimmi, Bocca Dorata, da quando vivi a Venezia?”
– “Venni nel 1300 con il cabalista Mancello Giudeo. Eravamo amici di Dante, ma basta aprire quella porta sul fondo per andartene o ritornare nel tempo, come in una favola.”

– “Sarebbe bello vivere in una favola.”
– “Ma tu vivi continuamente nelle favole, non te ne accorgi più? Quando un adulto entra nel mondo delle fiabe non riesce più ad uscirne. Non lo sapevi?”

Hugo Pratt – “Corte sconta detta arcana”

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Acqua, muscoli e cuore

Ho ripreso con una certa regolarità ad andare in piscina, non solo per esercizio, ma perché spero che l’acqua riesca nuovamente a placarmi, consigliarmi, accogliermi.

Oggi ci stavo pensando… sono passati poco più di nove mesi e tutto sembra stancamente ripetersi in ugual modo.
Nove mesi, praticamente un parto che ha dato alla luce diffidenza e ancora dolore. Meno fiducia in alcuni individui, ma comunque con le mie idee… in armonia con sempre meno persone.

Mi accorgo anche di essere sempre meno innamorato. Quel che è peggio è che non parlo di amore verso una persona in particolare, ma nel senso più generico del termine. Mi accorgo che molte cose mi hanno cambiato, forse aridito. Forse, nonostante quello che vedono gli altri, tutto questo mi ha in qualche modo prosciugato. Ho bisogno di acqua.

Un muscolo, quando rimane troppo tempo in una situazione di scarsa ossigenazione e di tensione, rischia di “fibrotizzarsi”. In pratica perde elasticità, diventa rigido e si ritrae. Al grosso muscolo che batte nel mio petto, e che mi fa andare avanti ogni giorno, tutta questa tensione che si sta accumulando sono sicuro che non faccia molto bene. Ancora poche cose lo tengono elastico. Per il resto ho molti dubbi.

Meno di nove mesi fa, subito dopo la fine di quel periodo particolare, un po’ per cura, un po’ – come diceva Baudelaire – solo per partire, decisi di andare via. Per molte cose, quel viaggio servì al suo scopo. Ora sento il bisogno, e forse la necessità, di rifarlo. Un nuovo punto di partenza da questo stallo. Un nuovo punto di partenza per molte cose.

Devo ricominciare e ripartire… un’altra volta… da me.

Come un albatro

Siamo qui per un sogno: il sogno di poter tornare a sognare. Mi basta guardarvi per essere certo che nessuno potrà mai seppellire i nostri sogni.
Siamo tutti soli, siamo tutti diversi, ma siamo tutti insieme e condividiamo molte speranze, molte paure, molti ideali. Alcatraz è una patria comune. Ho cercato questa patria comune facendo un viaggio dentro me stesso. Siamo Noi le nostre Alcatraz. Migliaia e migliaia di Alcatraz con tante celle con dentro migliaia di “Io”.
[…]
Quello che conta […] è la capacità di sognare. E per sognare intendo la capacità d’immaginare insieme un mondo diverso, un Paese migliore. Perché se quel film non ce l’hai già dentro, non potrai proiettarlo quindi vederlo mai.

Diego Cugia – “Notte degli albatros”