I silenzi raccontano (una grande storia)

– “Non odi tutto questo?”

– “Odio cosa?”

– “I silenzi che mettono a disagio, perché sentiamo la necessità di chiacchierare di puttanate per sentirci più a nostro agio?”

– “Non lo so… è un’ottima domanda.”

– “È solo allora che sai d’aver trovato qualcuno speciale, quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento, e condividere il silenzio in santa pace.”

Pulp Fiction

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Scriventi e scrittori

Lo scopo primo dello scrittore non è ciò che egli scrive. Il suo bisogno primo è scrivere. Scrivere, cioè assentarsi dal mondo e da se stesso per farne, eventualmente, materia di elaborazioni letterarie. È solo secondariamente che si pone la questione del «soggetto» trattato. Il soggetto è la condizione necessaria, necessariamente contingente della produzione di scritti. Non importa quale soggetto è quello buono purché gli permetta di scrivere.

Per sei anni, fino al 1946, io tenevo un «diario». Scrivevo per scongiurare l’angoscia. Non importa cosa. Ero uno scrivente.

Lo scrivente diventerà scrittore quando il suo bisogno di scrivere sarà sostenuto da un soggetto che permette e esige che questo bisogno si organizzi in progetto. Siamo in milioni a passare la nostra vita a scrivere senza terminare mai niente né pubblicare.

[…]

Non volevo rivelare i risultati di una ricerca ma scrivere questa ricerca mentre si effettuava, con le sue scoperte allo stato nascente, le sue difficoltà, le sue false piste, l’elaborazione brancolante di un metodo, mai terminato. Cosciente che, «quando tutto sarà stato detto, tutto resta ancora da dire, tutto resterà ancora sempre da dire» – in altre parole: è il dire che importa, non il detto – ciò che avevo scritto mi interessava molto meno di quello che avrei potuto scrivere in seguito. Penso che questo sia vero per ogni scrivente/scrittore.

André Gorz – “Lettera a D”

La poesia non è mai abbastanza (almeno oggi)

La vita non è uno scherzo,
prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’aldilà.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo,
prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

La vita non è uno scherzo,
prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia

Nazim Hikmet – “Alla vita”