Un mese (non come gli altri)

Rocky

È passato un mese da quando siamo legalmente separati.

Le cose lentamente si stanno sistemando. Ho organizzato gli spazi vuoti in casa, per lo meno quelli fisici. Rimane ancora da gestire il silenzio assordante dei giorni in cui non ci sono i bimbi per casa.

I bimbi comunque si stanno abituando a vivere in due case. Samuele continua a farmi domande su quando deve stare e con chi. Io cerco di dargli tutte le risposte e tutta la sicurezza possibile… anche quella che non ho. Con lui e Chris mi sembra che non sia cambiato nulla.
Con Donatella mi è capitato di litigare solo una volta. Il solito motivo. Ancora le sue bugie… ormai davvero anacronistiche e totalmente inutili.

A parte questo Donatella non sta bene. Credo che buona parte del suo malessere dipenda dalla fuga di Alessandro, francamente però non è più un problema mio. Almeno fino a quando questo non influenzerà negativamente il rapporto con i bimbi. Non riesco comunque ad essere abbastanza cinico nei suoi confronti. Non riesco a pensare che gli stia bene. In fondo penso che sia ancora un mio dovere preservare il rapporto dei bimbi con la loro mamma.

Sono tornato in palestra e ho raccontato cosa mi è successo in questi 4 mesi.
Ho dovuto avvisare il nido, perché Chris ha ultimamente sviluppato un legame forse esagerato nei miei confronti.
Ho dovuto avvisare l’asilo, perché Samu continua a fare la peste.
Alla fine ripercorrere l’intera storia… dalla malattia di mio papà alla separazione, riassumere il riassumibile (senza i dolorosi e scabrosi dettagli) mi pesa. Mi sembra di dover affrontare di nuovo qualcosa che non avrei mai voluto e dovuto affrontare. Mi sembra di dover affrontare qualcosa che non sarei mai in grado di affrontare.

Alla fine certe cose sono davvero difficili da raccontare, ma purtroppo veramente impossibili da non affrontare.
Alla fine tante cose fanno ancora male, ma sono ancora qui… è arrivata la primavera da un mese e sto tornando anche io. Ho un po’ di progetti e un quaderno che sto riempiendo di desideri e di cose da fare.

È passato un mese e, in qualche modo, sono ancora qui a raccontarlo… è questo l’importante.

Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada.
Così… Io non è che volevo essere felice, questo no.

Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri.

Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No.
Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce.

Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatto tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.

Alessandro Baricco – “Oceano mare”

Strade e piazze

Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a

essere felice rimanendo immobile.

Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo a un certo punto, per la nostra strada, quale strada?

Sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto.

Alessandro Baricco – “City”

Impronte nel tempo

La neve caduta lunedì ormai si sta sciogliendo. Anche le impronte lasciate sulla neve immacolata di lunedì notte non ci sono più.
Molte cose con il tempo spariscono. Sia le belle che, per fortuna, le brutte.

Sai cos’è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un’orma, un segno qualsiasi, niente.
Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. È come se non fosse mai passato nessuno. È come se noi non fossimo mai esistiti.
Se c’è un luogo, al mondo, in cui puoi non pensare a nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. È tempo. Tempo che passa. E basta.

Alessandro Baricco – “Oceano mare”