A proposito di Sanremo (e Battisti)

Lucio Battisti
Era l’inizio del 1969. Mio padre e mia madre si erano sposati da poco e, in attesa che gli consegnassero il nuovo appartamento, abitavano ancora con mia nonna materna al 19 di via dei Tulipani. All’interno dello stesso stabile, due piani più in alto, viveva Lucio Battisti.
Nella stessa via, a due numeri civici di distanza dall’appartamento, papà aveva il suo negozio di parrucchiere. A fianco del negozio c’era il bar dove papà si trovava occasionalmente con Battisti a bere il caffè.

Il 1969 era l’anno in cui Lucio Battisti, dopo aver riscosso successo come autore di “29 settembre”, debuttò come cantante al festival di Sanremo. “Un’avventura” si piazzò a metà classifica e la critica lo giudicò poco dotato dal punto di vista vocale.

Di ritorno da Sanremo, Battisti passò nel negozio di mio padre. Mentre papà lo stava salutando una cliente rivolgendosi direttamente a lui disse:

“Complimenti, ti ho visto a Sanremo… sì, scrivi delle belle canzoni, forse però sarebbe meglio se le lasciassi cantare a qualcun’altro.”

Qualche mese dopo venne pubblicato “Lucio Battisti”, il suo primo album. Il resto è solo storia.

A distanza di anni mio padre, raccontandomi l’episodio, mi disse:

“Me lo ricordo quando girava con quel montone che pareva sempre sporco, il fazzolettone al collo e con quel suo capoccione… e se ne fregava di quello che diceva la gente… mi è sempre stato simpatico.”

Meno male che è stato davvero indifferente ai giudizi della gente… probabilmente è stato quello l’inizio del suo successo.

Seduto in quel caffè
io non pensavo a te.
Guardavo il mondo che
girava intorno a me.
Poi d’improvviso lei sorrise
e ancora prima di capire
mi trovai sottobraccio a lei
stretto come se
non ci fosse che lei.

Vedevo solo lei
e non pensavo a te.
E tutta la città
correva incontro a noi.
Il buio ci trovò vicini
un ristorante e poi
di corsa a ballar sottobraccio a lei
stretto verso casa abbracciato a lei
quasi come se non ci fosse che,
quasi come se non ci fosse che lei.

Mi son svegliato e
e sto pensando a te…
Ricordo solo che,
che ieri non eri con me.
Il sole ha cancellato tutto
di colpo volo giù dal letto
e corro lì al telefono
e parlo, rido e tu,
tu non sai perché,
t’amo, t’amo e tu,
tu non sai perché…
parlo, rido e tu,
tu non sai perché…

Lucio Battisti – “29 settembre”

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Le mie casse (apertura mentale)

Aperto

Sono tornato.
Anche se nessuno si è mai accorto che io abbia chiuso, io riapro.
In realtà non me ne sono mai andato, ho fatto solo un po’ d’ordine e l’inventario di tutto.

Ho casse di delusioni che mi avanzano. Alla fine mi sembra che siano quelle che occupano più spazio e che nessuno le vuole. Penso che l’idea di dividerle con qualcuno non possa aiutarmi. Sempre lì rimangono e rimarranno.
Sono casse che ho accumulato in molti modi. Le più grosse dando in cambio amore. Più amore ho dato, più grande la cassa della delusione che ho ricevuto in cambio.
Ora tutte le mie delusioni sono lì… in quelle casse… abbastanza in ordine. Abbastanza nascoste nel fondo del magazzino – del cuore forse – e non mi danno più così tanto fastidio.

[…]

Ho casse piene di sogni. Sono i miei sogni e non interessano nessuno se non me. Solo io posso aprire quelle casse.
Tempo fa avevo molte più casse, ma qualcosa l’ho perso per far spazio alle delusioni. Spero di non perdere nient’altro. Spero di avere l’opportunità di tenere aperto questo negozio abbastanza a lungo da riuscire ad aprire tutte quelle casse. Spero di riuscire a consumare quei sogni.
Quelle casse sono forse le cose a cui tengo di più.

[…]

Ho casse piene d’ideali. Come quelle dei sogni, qualcuna si è persa, sempre per colpa delle delusioni. Alcune casse, invece si sono perse perché troppo inutili e anacronistiche in un negozio come questo.

[…]

Ho casse di poesia. Non parlo di poesia come parole e matematica, parlo di poesia come la capacità di riuscire ancora ad emozionarsi. Emozionarsi davanti ad un tramonto o ascoltando una canzone. Emozionarsi guardando il cielo. Emozionarsi anche se sta piovendo.

[…]

Ho casse di pazienza che ultimamente, per quanto ordine abbia fatto, fatico a trovare.

Ho casse piene di giudizi mai richiesti che mi piacerebbe scambiarle con un po’ di disponibilità.

Ho casse piene di lamentele e di proteste da scambiare con una sola idea positiva.

Ho casse piene d’indecisioni da scambiare con una – giusta o sbagliata che sia – scelta.

Ho casse piene di parole, ormai troppo vuote, da scambiare con una telefonata sincera o con una birra insieme.

Ho casse piene di sacrifici da scambiare con un po’ di soddisfazione o, eventualmente, con un po’ riconoscenza.

Ho casse piene di conoscenti e d’amicizie di convenienza che scambio con un amico vero.

Ho casse piene di paure, di rimpianti, d’insicurezze. Cose che non mi servono e che sto lentamente cercando di buttare via per liberare uno spazio di cui ho bisogno.

Ho casse piene di buone idee e di volontà che non hanno assolutamente prezzo.

Ho casse piene di bei ricordi che – ormai – ho messo a posto con ordine. Pronti lì da condividere.

Già… perché le cose devi volerle condividere, devi volerle dare via. Non puoi pensare di tenere tutto per te. Non ha senso conservare l’amore. Non ha senso perché più ne dai – e spesso – più ne ricevi. Non puoi nemmeno pensare di dare ad un altro quello che non piace a te. La rabbia ad esempio, proprio come l’amore, ti ritorna. Spesso anche amplificata.

Aprire un negozio non è facile, ci vuole tanta pazienza… e io continuo a non ricordarmi dove l’ho messa.

Inseguendo una libellula in un prato
un giorno che avevo rotto col passato
quando già credevo d’esserci riuscito
son caduto
una frase sciocca un volgare doppiosenso
mi ha allarmato non è come io la penso
Ma il sentimento
era già troppo denso e son restato
Chissà chissà chi sei
Chissà che sarai
chissà che sarà di noi
lo scopriremo solo vivendo
Comunque adesso ho un po’ paura
ora che quest’avventura
sta diventando una storia vera
spero tanto tu sia sincera
Un magazzino che contiene tante casse
alcune nere alcune gialle alcune rosse
dovendo scegliere
e studiare le mie mosse
sono all’impasse
Mi sto accorgendo
che son giunto dentro casa
con la mia cassa
ancora con il nastro rosa
e non vorrei aver sbagliato la mia spesa
o la mia sposa
Chissà chissà chi sei
Chissà che sarai
chissà che sarà di noi
lo scopriremo solo vivendo
Comunque adesso ho un po’ paura
ora che quest’avventura
sta diventando una storia vera
spero tanto tu sia sincera

Lucio Battisti – “Con il nastro rosa”