Acqua, muscoli e cuore

Ho ripreso con una certa regolarità ad andare in piscina, non solo per esercizio, ma perché spero che l’acqua riesca nuovamente a placarmi, consigliarmi, accogliermi.

Oggi ci stavo pensando… sono passati poco più di nove mesi e tutto sembra stancamente ripetersi in ugual modo.
Nove mesi, praticamente un parto che ha dato alla luce diffidenza e ancora dolore. Meno fiducia in alcuni individui, ma comunque con le mie idee… in armonia con sempre meno persone.

Mi accorgo anche di essere sempre meno innamorato. Quel che è peggio è che non parlo di amore verso una persona in particolare, ma nel senso più generico del termine. Mi accorgo che molte cose mi hanno cambiato, forse aridito. Forse, nonostante quello che vedono gli altri, tutto questo mi ha in qualche modo prosciugato. Ho bisogno di acqua.

Un muscolo, quando rimane troppo tempo in una situazione di scarsa ossigenazione e di tensione, rischia di “fibrotizzarsi”. In pratica perde elasticità, diventa rigido e si ritrae. Al grosso muscolo che batte nel mio petto, e che mi fa andare avanti ogni giorno, tutta questa tensione che si sta accumulando sono sicuro che non faccia molto bene. Ancora poche cose lo tengono elastico. Per il resto ho molti dubbi.

Meno di nove mesi fa, subito dopo la fine di quel periodo particolare, un po’ per cura, un po’ – come diceva Baudelaire – solo per partire, decisi di andare via. Per molte cose, quel viaggio servì al suo scopo. Ora sento il bisogno, e forse la necessità, di rifarlo. Un nuovo punto di partenza da questo stallo. Un nuovo punto di partenza per molte cose.

Devo ricominciare e ripartire… un’altra volta… da me.

Come un albatro

Siamo qui per un sogno: il sogno di poter tornare a sognare. Mi basta guardarvi per essere certo che nessuno potrà mai seppellire i nostri sogni.
Siamo tutti soli, siamo tutti diversi, ma siamo tutti insieme e condividiamo molte speranze, molte paure, molti ideali. Alcatraz è una patria comune. Ho cercato questa patria comune facendo un viaggio dentro me stesso. Siamo Noi le nostre Alcatraz. Migliaia e migliaia di Alcatraz con tante celle con dentro migliaia di “Io”.
[…]
Quello che conta […] è la capacità di sognare. E per sognare intendo la capacità d’immaginare insieme un mondo diverso, un Paese migliore. Perché se quel film non ce l’hai già dentro, non potrai proiettarlo quindi vederlo mai.

Diego Cugia – “Notte degli albatros”

Dicembre (di 11 anni fa)

Ci siamo, l’ultima pagina di calendario, fra qualche settimana sarà il mio compleanno… tanti auguri a me.

Altra candelina sulla torta. Altro anno in qualche modo andato.
Di solito il compleanno è tempo di bilanci, quest’anno non saprei proprio cosa dire. È stato un anno, vissuto tra scarsi alti e profondissimi bassi, davvero intensamente e con tanta passione. Anche se dall’anno scorso si sono mosse parecchie cose, mi accorgo di non essere molto distante dallo stesso punto… affettivamente, lavorativamente e su altri aspetti.

Più volte mi sono trovato a pensare a cosa avrei cambiato nella mia vita. Probabilmente nulla. In fondo io sono la somma di tutte le esperienze fatte, e anche le persone che conosco ed ho conosciuto. Se avessi deciso di cancellare qualcosa, ora molte di loro probabilmente non sarebbero nella mia vita, ed io probabilmente sarei diverso.
Tempo fa mi è capitato di dire “vedi… se voi due non vi foste mai lasciati, io e te probabilmente non saremmo qui, e se poi per qualche strano e fortuito caso del destino invece ci fossi stata, probabilmente ora saresti diversa, e diverso anche quello che c’è tra noi”… questa però è un’altra storia.

Voto a quest’anno: 7-
Senza troppa infamia e senza lode. In fondo ho fatto viaggi e cose che ho sempre rinviato. Non ho avuto paura a fare certe scelte e ho vissuto sempre tutto con passione. Sono stato fisicamente bene, e tranne finti rapporti di convenienza sul lavoro o finte illusioni, tutti i miei rapporti con le persone a fianco a me sono stati positivi; spero loro possano dire altrettanto. Ho acquistato un po’ più serenità e fiducia in me stesso, e questa cosa mi è piaciuta molto.
[…]
Mi dispiace solo per mia mamma, troppo apprensiva nei miei confronti e che vorrebbe vedermi sistemato, vorrei davvero che comprendesse quanto sto bene; d’altra parte è il suo lavoro preoccuparsi per suo figlio.

Rispetto all’anno scorso, mi è più chiaro ciò che vorrei… e cosa ho perso.

Le paure si contano da soli. Le speranze in due.

Diego Cugia – “Lettere dal silenzio”

La buonafede non esiste

Siamo tutti in buonafede, questo è l’inganno dei rapporti umani. Anche una vittima, se si calasse nei panni del suo assassino, troverebbe giustificazioni al proprio omicidio. Siamo tutti vittime, aggressori e no, traditori e traditi, tutti in buonafede. Ciascuno con la propria versione, i parenti compatti, le alleanze di comodo, gli amici agguerriti, i pettegolezzi che si gonfiano come piccioni di piazza San Marco, e volano di caffè in caffè, da quartiere in quartiere, da un anno all’altro. Mai come oggi il mondo intero si ritiene in buonafede: siamo tutti contro la guerra, contro la fame, contro l’ingiustizia e il totalitarismo, anche i dittatori.

Tutti in diritto e con licenza d’uccidere. La malafede non esiste. Ciascuno è vittima. Un mondo d’innocenti pretende di essere risarcito.

Diego Cugia – “L’incosciente”