Una giornata no (o forse no)

Greg House

Ieri è stata una giornata no.

Anche per colpa della pioggia, la mattina sono caduto dallo scooter. Ho spaccato il parabrezza e ho preso una brutta botta al ginocchio.
La sera poi sono andato a trovare papà in ospedale. È sempre lì e non ci sono novità. L’ho aiutato ed ha mangiato un po’ più del solito.
Tornato a casa e messi a letto i bimbi, quando ormai Christian già dormiva, Samu mi ha detto “Sai papà sono contento di avere due case… perché così a casa della mamma posso farmi il bagno e giocare con Pluto (chihuahua) e qui faccio la doccia e posso giocare con Trilly e Martino (gatti europei)… e poi così voi non litigate più”.
Il mio ginocchio nel frattempo si era gonfiato e faceva davvero male… non però quanto mi hanno fatto le parole di Samuele.

Comunque ieri, nonostante fosse davvero una brutta caduta, non mi sono fatto nulla di grave… solo qualche botta e qualche livido che settimana prossima probabilmente andrà magicamente a posto.
Papà aveva di positivo che era senza flebo e stava un po’ meglio… e per la prima volta era seduto e non disteso.
In qualche modo poi sono felice che Samu mi abbia detto di essere contento.

Nonostante tutto c’è ancora qualcosa che fa male. Forse è il ginocchio. Forse no… ma comunque quando zoppico sono figo come Greg House.

Cade la pioggia e tutto lava
cancella le mie stesse ossa
Cade la pioggia e tutto casca
e scivolo sull’acqua sporca

Si, ma a te che importa poi
rinfrescati se vuoi
questa mia stessa pioggia sporca

Dimmi a che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione che muore in un angolo e
non sa di noi
non sa di noi
non sa di noi

Cade la pioggia e tutto tace
lo vedi sento anch’io la pace
Cade la pioggia e questa pace
è solo acqua sporca e brace
c’è aria fredda intorno a noi
abbracciami se vuoi
questa mia stessa pioggia sporca

Dimmi a che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione che muore in un angolo
E dimmi a che serve sperare
se piove e non senti dolore
come questa mia pelle che muore
che cambia colore
che cambia l’odore
Tu dimmi poi che senso ha ora piangere
piangere addosso a me
che non so difendere questa mia brutta pelle
così sporca
tanto sporca
com’è sporca
questa pioggia sporca

Si ma tu non difendermi adesso
tu non difendermi adesso
tu non difendermi
piuttosto torna a fango si ma torna

E dimmi che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione non muore
ma cambia colore
tu fammi sperare
che piove e senti pure l’odore
di questa mia pelle che è bianca
e non vuole il colore
non vuole il colore
no..
no..

La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
scrivi tu la fine
io sono pronto
non voglio stare sulla soglia della nostra vita
guardare che è finita
nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi
e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi
la strada che noi abbiamo fatto insieme
gettando sulla pietra il nostro seme
a ucciderci a ogni notte dopo rabbia
gocce di pioggia calde sulla sabbia

amore, amore mio
questa passione passata come fame ad un leone
dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi
tu non ricordi ma eravamo noi
noi due abbracciati fermi nella pioggia
mentre tutti correvano al riparo
e il nostro amore è polvere da sparo
il tuono è solo un battito di cuore
e il lampo illumina senza rumore
e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
ma scrivi tu la fine
io sono pronto

Negramaro – “Cade la pioggia”

Un mese (non come gli altri)

Rocky

È passato un mese da quando siamo legalmente separati.

Le cose lentamente si stanno sistemando. Ho organizzato gli spazi vuoti in casa, per lo meno quelli fisici. Rimane ancora da gestire il silenzio assordante dei giorni in cui non ci sono i bimbi per casa.

I bimbi comunque si stanno abituando a vivere in due case. Samuele continua a farmi domande su quando deve stare e con chi. Io cerco di dargli tutte le risposte e tutta la sicurezza possibile… anche quella che non ho. Con lui e Chris mi sembra che non sia cambiato nulla.
Con Donatella mi è capitato di litigare solo una volta. Il solito motivo. Ancora le sue bugie… ormai davvero anacronistiche e totalmente inutili.

A parte questo Donatella non sta bene. Credo che buona parte del suo malessere dipenda dalla fuga di Alessandro, francamente però non è più un problema mio. Almeno fino a quando questo non influenzerà negativamente il rapporto con i bimbi. Non riesco comunque ad essere abbastanza cinico nei suoi confronti. Non riesco a pensare che gli stia bene. In fondo penso che sia ancora un mio dovere preservare il rapporto dei bimbi con la loro mamma.

Sono tornato in palestra e ho raccontato cosa mi è successo in questi 4 mesi.
Ho dovuto avvisare il nido, perché Chris ha ultimamente sviluppato un legame forse esagerato nei miei confronti.
Ho dovuto avvisare l’asilo, perché Samu continua a fare la peste.
Alla fine ripercorrere l’intera storia… dalla malattia di mio papà alla separazione, riassumere il riassumibile (senza i dolorosi e scabrosi dettagli) mi pesa. Mi sembra di dover affrontare di nuovo qualcosa che non avrei mai voluto e dovuto affrontare. Mi sembra di dover affrontare qualcosa che non sarei mai in grado di affrontare.

Alla fine certe cose sono davvero difficili da raccontare, ma purtroppo veramente impossibili da non affrontare.
Alla fine tante cose fanno ancora male, ma sono ancora qui… è arrivata la primavera da un mese e sto tornando anche io. Ho un po’ di progetti e un quaderno che sto riempiendo di desideri e di cose da fare.

È passato un mese e, in qualche modo, sono ancora qui a raccontarlo… è questo l’importante.

Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada.
Così… Io non è che volevo essere felice, questo no.

Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri.

Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No.
Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce.

Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatto tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.

Alessandro Baricco – “Oceano mare”

Separazione (la fredda cronaca)

Non c’era nessun fiore. Nessun amico e nessun testimone.
Non c’era nessuno vestito in modo strano. Nessun abito bianco e nessun abito eccessivamente elegante. Mi aspettavo che almeno il giudice avesse la toga… o per lo meno l’aria solenne. Invece era solo un signore grassottello vicino alla sessantina. Giacca grigia, cravatta blu anonimo e la scrivania ricoperta di carte.

Non era neanche l’edificio storico del tribunale, ma una sede distaccata di uffici arredati in stile moderno.
Una volta entrati dalla parete di vetro satinato opaco, ti ritrovi in un modesto ufficio con due scrivanie e nessuno spazio per sentimenti. Nessuna traccia anche dell’amore fedele e inesauribile che doveva unirci e con cui ci saremmo dovuti onorare l’un l’altro per tutta la vita.

Alla fine, in poco meno di 20 minuti, qualcuno ha osato separare ciò che Dio ha unito quasi 7 anni fa. Anche la benedizione è servita a poco. Alla fine è stata più forte una firma.

I sentimenti sopravvissuti sono rimasti al di fuori dei vetri opachi e quando siamo usciti non c’erano più. Era una bellissima giornata di sole… forse eccessiva per un evento del genere.
Siamo andati a casa in taxi. E poi, dopo aver ripreso i bimbi, ognuno nella sua. Nessuna festa. Nessun regalo.

Così inizia… o forse si dovrebbe dire finisce.

Onore e gloria nei secoli.

La sconfitta (fine?)

E poi arriva il giorno in cui accetti la sconfitta.

Capisci che non c’è più nulla per cui combattere perché ormai è una guerra finita e persa tempo fa. Nessuno ha vinto… si esce sconfitti, annientati entrambi da tutte le parti.

Smetti di credere ai miracoli e alla storia che si possono sempre sistemare le cose. Soprattutto non puoi più sistemare, insieme, quello che pensavi si potesse ancora riparare e che qualcuno ha già buttato da tempo… soprattutto quando qualcuno ha deciso che non sarà più insieme.

Basta. Ora è importante prendersi cura dei feriti innocenti e cercare nuovamente la pace. Davvero.

L’ultimo inutile sfogo di delusione che non servirà a nulla e che andrà nuovamente a finire contro un muro di gomma.
L’ultimo inutile sfogo con l’unico vincitore. L’unico che è fuggito via, è quello che ha vinto tutto. L’unico che è fuggito via, è quello che non ha perso nulla e non ha avuto nessun problema.

Servirebbe la vendetta?
Avrei qualcosa in cambio?
Mi sentirei meglio?
Starebbero meglio Samu e Chris?
Si sistemerebbe qualcosa?
Fine?

La tristezza è pensare che a tutte queste domande ci sia solo una a cui rispondere sì.


Da: Davide
A: Alessandro
Data: 28 gennaio 2016 ore 9.36

Ciao Alessandro,

evidentemente ti ho mentito… quella qui sotto non è stata l’ultima mia mail. Mi sembrava però doveroso aggiornarti su tutto quello successo in quest’ultimo periodo.

Dopo quel famoso messaggio, sono saltate fuori le foto inviate da Donatella… le mail e altro ancora. Semplicemente solo altro schifo al quadro già abbastanza preciso del tutto.

È stato per me e Donatella un pessimo Natale. Spero sia stato altrettanto per te. Sono solo contento (anche se “contento” in questo periodo è una parola un po’ fuori luogo) che almeno i bimbi abbiano vissuto, per l’ultima volta, una parvenza di normalità familiare. Dal prossimo Natale sarà tutto diverso… e questo anche grazie a te.

Capodanno sai un po’ come è andata. Dopo le minacce del veglione, il primo dell’anno è andata via di casa per tornare tra le urla e la rabbia solo dopo diverse ore. Insomma il 2016 è iniziato nello stesso modo in cui è finto (male) il 2015.

Il 13 gennaio siamo andati dall’avvocato del consultorio ed il 15 Donatella ha consegnato il modulo per la separazione in tribunale. Fra qualche giorno dovremo andare davanti al giudice per la sentenza definitiva di separazione. Fatto questo, tutto quello che si siamo detti e promessi il 12 settembre del 2009 finirà definitivamente nel cesso. Probabilmente qualcuno aveva fatto finire tutto nel cesso già quest’estate, ora semplicemente ci sarà il riconoscimento di tutto questo anche davanti alla legge.

Ieri Donatella ha firmato il contratto di affitto per la sua nuova casa. La stessa casa in cui vivrà con i bimbi il giovedì, il venerdì, il sabato e, a rotazione, le domeniche. Per poter fare questo ha dovuto anche chiedere aiuto (e non immagini con quale stato d’animo e quanta vergogna) a suo papà (“simpaticamente Giuseppe”… ricordi). Ti ha mai raccontato del rapporto con suo papà? Sai cosa significa questo? Io sì… davvero vorrei lo capissi anche tu.

Il 1° febbraio Donatella abbandonerà definitivamente il part-time (ha già firmato la lettera lunedì scorso). Non so se te ne ha mai parlato, ma per quel part-time abbiamo combattuto davvero tanto. Abbiamo dovuto coinvolgere Matteo, i sindacati e litigare non so con quante persone per ottenerlo. Pensa che Donatella ha dovuto accettare l’ennesimo spostamento demansionante per ottenerlo e ora, semplicemente per poter andare avanti senza nessuno, ha dovuto rinunciarvi (quando avrebbe potuto continuare ad averlo per legge fino ai 3 anni di Chris).

Insomma la nostra famiglia si è ora definitivamente distrutta. Anzi… la nostra famiglia non c’è più. Naturalmente anche tu non ci sei più in tutto questo. Non hai avuto né il coraggio di affrontarmi né quello di stare vicino a Donatella. Paradossalmente sto aiutando io Donatella per tutto… lo sto facendo anche perché, visto che è da sola, sto cercando di provvedere almeno alla casa in cui vivranno i miei bimbi.
Anche per questo il mio odio è rimasto immutato nei tuoi confronti e, per tutti i problemi che dovranno affrontare i miei figli ed io ogni giorno, crescerà.
Lo so benissimo che la colpa non è solo tua, ma visto che sei fuggito via ci tenevo ad informarti. Purtroppo con la fuga non si risolve molto, ma almeno questo spero tu lo sappia.
Volevo solo ricordarti, ancora una volta, di stare tranquillo perché non ho intenzione di farti nulla e (come ti ho già detto) non per te, ma solo per l’amore e il rispetto infinito ed incondizionato verso i miei bimbi. Se non ci fossero stati loro probabilmente non ti sarebbe accaduto ugualmente nulla perché avrei accettato comunque la fine di un rapporto tra due persone adulte (in cui una ha nascosto sai bene cosa). Non sopporto però che abbiate coinvolto due bimbi così piccoli ed innocenti (quando la vostra meravigliosa storia è cominciata, Christian non aveva nemmeno compiuto un anno) e ce l’ho con te perché ti conosco e perché anche tu sapevi chi ero. Ce l’ho con te perché hai 46 anni e pensavo fossi più maturo e soprattutto più responsabile. Fino ad ora, per tutto quello che hai fatto e dimostrato, non mi è sembrato tu abbia avuto un comportamento maturo e responsabile. Pensavo fossi più responsabile almeno ora, ma mi sono ancora sbagliato… ancora una volta.

Non ti scrivo questo perché spero che tu dica a Donatella che ci tengo ancora a lei… Donatella rimarrà sempre e comunque la mamma dei miei bimbi (e di questo le sarò grato tutta la vita), ma non ho più intenzione di tornare indietro su niente anche perché quello che c’era prima si è ora definitivamente distrutto (anche grazie a te). Io mi assumerò le mie responsabilità di padre anche perché (e vorrei ricordartelo ancora una volta) dalle proprie responsabilità non si scappa… mai… e quello che sto affrontando io e Donatella vorrei che sapessi che è anche responsabilità tua.

Ti odio “indefinitamente”,
Davide

 

 

P.S.: in tutto questo mi ero dimenticato di dirti la cosa più importante… sabato scorso abbiamo detto a Samuele della separazione.

Gli abbiamo detto che vivrà in due case separate.
Gli abbiamo detto che vivrà un po’ con la mamma e un po’ con il papà, ma noi continueremo a volergli bene uguale.
Gli abbiamo spiegato che mamma e papà hanno avuto un po’ di problemi (uno dei quali porta il tuo nome) e si separano per non litigare più.
Ecco per me (e probabilmente anche per Donatella) è stata solo l’ennesima giornata terribile da affrontare in questo periodo di merda.

So che probabilmente non risponderai nemmeno questa volta (d’altra parte cosa dovresti dire?), ma volevo che sapessi tutto questo.

Un fine settimane di bugie (amo irresponsabilmente tanto…)

Venerdì hai consegnato tutto in tribunale.
Di tutte le carte e i moduli compilati in consultorio, è rimasto solo un numero protocollo da controllare sul sito del tribunale. Presto ci sarà l’appuntamento davanti al giudice. Presto non so cosa rimarrà.

Sabato abbiamo lasciato i bimbi dai miei e ti ho accompagnato a cercare i mobili per la tua nuova casa.
Siamo riusciti a vedere solo la cameretta e il divano su cui dovrai dormire… da sola… o comunque senza di me. Abbiamo fatto tutto insieme, come fossimo la bella coppia che anche l’avvocato e l’assistente sociale hanno visto. Credo che ci abbiano creduto anche le persone che hanno visto abbracciarci, soprattutto nei momenti in cui eri in difficoltà e ti prendevo per mano. Lo facevo per darti forza. Quella stessa forza che io non ho e che vorrei avere. Quella stessa forza che tu credi che io abbia. A me comunque è bastato che tu ci abbia creduto.

Usciti fuori abbiamo parlato. Tanto.
Abbiamo parlato senza filtri perché te l’ho chiesto io e perché ti ho detto che ormai non fa più male. Anche questa volta ti ho mentito… e forse anche questa volta tu ci hai creduto. Abbiamo parlato di amore, ma non di amore per me o per i bimbi. Ho ascoltato tutto e quando ti ho chiesto come ti sei accorta e convinta di non amarmi più, come al solito ti sei messa stizzita sulla difensiva e non mi hai risposto. Come al solito ti si sono riempiti gli occhi di lacrime. Ti ho asciugato le lacrime, come se fossi tu quella a cui serviva questo gesto. Ti ho detto di lasciare perdere perché ormai non mi interessava più la risposta… probabilmente anche questa volta ci hai creduto.

Siamo tornati a casa. Ti ho abbracciato e abbiamo fatto l’amore come non succedeva da quasi un mese. È stato intenso come se fosse davvero l’ultima volta. Abbiamo pianto e quando ti ho chiesto com’è fare l’amore con uno quasi separato abbiamo riso tra le lacrime.

Domenica siamo stati al centro commerciale e mentre tu ti tagliavi i capelli con Samu io facevo la spesa con Chris.
Abbiamo incontrato Stefano e Claudia con le bimbe e quando ci hanno chiesto come va mi sono bloccato. Questa volta hai mentito tu. Presto anche loro sapranno la verità.
Siamo andati al bar a fare merenda con i bimbi e quando hanno passato quel video mi sono fermato perché sapevo che avresti voluto guardarlo ed ascoltarlo. Mi sono fermato perché se non l’avessi fatto forse avresti visto i miei occhi velarsi di lacrime e non sarei più riuscito a fare la parte di quello forte. Quando siamo tornati a casa l’hai poi cercato e postato su facebook.
Abbiamo poi fatto tante altre cose come fossimo ancora una coppia normale. E anche se hai cambiato taglio e colore dei capelli non sei riuscita a convincermi di essere cambiata.

Mentre tornavamo a casa in macchina, i bimbi si sono addormentati. Ne hai approfittato per dirmi che che non possiamo continuare così perché altrimenti non riuscirò mai a staccarmi da te.
Ti ho spiegato che il sesso è solo la manifestazione della mia attrazione e del mio desiderio per te. Ti ho spiegato che ti aiuto solo perché voglio che tu e i nostri bimbi stiate bene… è solo il mio affetto per te e soprattutto per loro.
Ti ho spiegato che tutto questo è un piano separato dall’amore… ti ho chiesto di tenere le emozioni distinte e di non confonderle.
Questa non so se l’hai bevuta… forse era una bugia troppo grossa perché tu ci potessi credere.

Probabilmente chiara come il sole
la mia tendenza alla continuità
contraria a tutte le tue aspettative
sto qua
Tu vuoi una rosa che non abbia spine
ma non è questa la normalità
ci si innamora di una imperfezione
io resto qua
per te sarò sbagliata
ma resto qua.

Vivo ogni secondo come l’ultimo secondo
credo in poche cose
ma ci credo fino in fondo
amo irresponsabilmente tanto
che non riesco a smettere
sinceramente
io rivoglio tutto
i passi falsi a litigare
fari di una macchina
la casa in cui abitare
stringerti ed avere la certezza
che ti sto per perdere
un’altra volta
stupendo fino a qui
stupendo fino a qui.

Probabilmente non c’è più confine
ogni bugia diventa verità
un compleanno senza candeline
io resto qua
lo so sono sbagliata
ma resto qua
vivo ogni secondo come l’ultimo secondo
credo in poche cose
ma ci credo fino in fondo
amo irresponsabilmente tanto
che non riesco a smettere
sinceramente
io rivoglio tutto, i passi falsi e litigare
fari di una macchina
la casa in cui abitare
stringerti ed avere la certezza
che ti sto per perdere
un’altra volta
stupendo fino a qui.

Io rivoglio tutto
i giorni i sogni a ricucire
fari di una macchina
la casa in cui abitare
stringerti ed avere la certezza
che ti sto per perdere
un’altra volta
stupendo fino a qui

l’ultima volta
stupendo fino a qui.

Alessandra Amoroso – “Stupendo fino a qui”

Alea iacta est (non trovo le parole)

Una coppa è utile quando è vuota

– Ciao come stai?

– Ciao Mary… non so bene come sto. Ieri stavo male. Davvero. Forse è stata una delle giornate più difficili della mia vita.
Ieri era il giorno della formalizzazione, davanti all’assistente sociale e all’avvocato, delle condizioni di affido dei bimbi e, più in generale, della separazione. Forse l’ultima possibilità per tornare indietro… comunque l’ultima occasione per decidere tutto.
Ho provato a dire a Donatella che avrei preferito per noi 4 un’altra possibilità e un altro finale. Come al solito non è servito a nulla. Lei continua a dirmi che ormai con il nostro passato e quello che ci è accaduto pensa non si possa fare più nulla. Io continuo a dirle che dobbiamo pensare a vivere il presente e soprattutto il futuro. Il passato non si può cambiare, rimarrà lì qualsiasi cosa faremo… forse anche a tormentarci se non lo affrontiamo veramente. Insomma siamo sempre su due piani differenti, però… sono confuso io ed è confusa lei, ho paura io ed ha paura lei, sono triste io ed è triste lei, le voglio bene io e mi vuole bene lei, entrambi non vogliamo perderci, entrambi vogliamo impegnarci, entrambi vogliamo migliorare, vogliamo tante cose l’uno per l’altro. In qualche modo continuiamo a cercarci e dormiamo spesso ancora abbracciati insieme. Ieri persino l’avvocato e l’assistente sociale, quando decidevamo e scrivevamo insieme le condizioni, ci hanno detto che siamo proprio una coppia bella e intelligente. Mi è sembrato più che mai fuori luogo… se avessero avuto davvero ragione loro non saremmo mai dovuti essere lì.
Detto questo, siamo riusciti a fare tutto senza conflitti. Stamattina lei ha risistemato il documento in bella copia e stasera lo firmeremo. Probabilmente domani (o comunque nei prossimi giorni) andrà a consegnarlo in tribunale. Dopodiché è solo questione di tempo. “Alea iacta est” direbbero i latini.
Lei dovrebbe avere casa dal primo di marzo e per allora ci dovrebbe già essere la sentenza di separazione (ora è tutto più veloce). Insomma fra un mese e mezzo vivremo in case differenti e in modi differenti. A me spetteranno (che parola brutta) i bimbi il lunedì, il martedì e il mercoledì a lei il giovedì, il venerdì e il sabato. Le domeniche saranno alternate. Non ti tedio con le condizioni economiche, ma anche lì faremo tutto insieme… e in più ha sempre e comunque tutto il mio aiuto incondizionato per i bimbi.
Io non so come sto. Ultimamente non riesco a trovare le parole… in generale mi sento totalmente svuotato e forse, da alcuni punti di vista, è un bene.
Domani chiederò aiuto alla terapeuta su come cominciare a spiegare tutto a Samuele… Christian (dall’alto dei suoi 18 mesi) fortunatamente(?) imparerà automaticamente a vivere così.

– Io ieri l’ho sentita, era triste chiaramente per la chiusura di un capitolo, ma decisamente sollevata. Mi spiace che tu la viva così male.

– Per il resto non insisterò più. Anche se questa cosa mi devasta, ormai non posso fare altro che accettare la sua scelta.

– Ne abbiamo parlato e parlato, lei non ti ama più, non ti vuole più e vuole una vita senza di te… mi spiace.

– Anche a me (te l’ho già detto che non riesco a trovare le parole?).
Forse la mia è solo un’enorme dipendenza affettiva… forse lei è solo l’amore più grande e sbagliato della mia vita. Cercherò sempre e comunque di essere il padre migliore possibile per Samu e Chris… ora è questo il mio cammino.

– Il padre migliore lo eri anche prima.

Devo lasciarti ora, amico mio. Hai un lungo viaggio davanti a te, e devi viaggiare leggero. Da questo momento in poi, lasciati dietro tutto il fardello di conclusioni preconcette e apriti a tutto e a tutti coloro che troverai lungo il cammino. Ricorda, amico mio, una coppa è utile quando è vuota.

Bruce Lee

Un’altra bellissima, inutile e terribile alba

Ci sono giornate che iniziano benissimo.

Ci sono delle albe bellissime in cui vorresti che il sole non si sollevasse mai. Vorresti vivere in quel momento per sempre. Vorresti che il mondo si fermasse e non accadesse più niente. Vorresti quella poesia e tutto il buono di quell’istante per sempre.
Invece no.
Invece devi andare incontro a quella che sai già sarà una giornata terribile. Forse una delle peggiori della tua vita.
Non puoi scappare o buttare la spugna. Devi andare a farti sconfiggere dagli eventi. Ancora una volta. Devi andare a perdere quello che hai, con la certezza che non si torna più indietro e che non ci sarà nessuna rivincita.

L’ultima giornata così mi ricordo fu il giorno del funerale di Roberto. Fu un’alba bellissima. Furono lacrime… e da allora fu tutto diverso.

Secondo la mia terapeuta quello di oggi sarà “solamente” un altro lutto da elaborare. Ci vorrà tempo, non si dimenticherà mai, ma si imparerà a vivere in modo differente. Si imparerà a vivere 3 giorni la settimana e le domeniche alterne. Si imparerà a vivere in modo diverso il Natale, le vacanze e tanto altro. Io spero di imparare presto a vivere, soprattutto, in quello che rimane.

Da domani comincerà ad essere tutto diverso.
Da domani si dovrà imparare a vivere di nuovo.

Oggi è un buon giorno per morire.

Linea mortale

Stalking nights: Rialzarsi (la prima volta)

9 aprile 2013 primo mattino.

Inaspettatamente, poco dopo, sono riuscito ad addormentarmi. Ho dormito meno di due ore, ma mi è servito a staccare per un po’ i pensieri.

Spenta la sveglia siamo riusciti a dirci solo un timido ciao, dobbiamo ricostruire e metabolizzare davvero molto prima di poter ricominciare ad avere ancora gesti di intimità e dolcezza.
Normalmente i ritmi frenetici della mattina, non ci portano ad essere molto vicini e questo oggi è un bene: siamo entrambi feriti ed entrambi senza parole da pronunciare, le uniche parole che riecheggiano nelle teste sono “scusa” e “schifo” e stranamente hanno anche un’assonanza tra di loro.

Basta rallentarci di poco per non ferirci. Piccoli gesti. Rimettersi il rimmel già messo, 30 secondi in più nella doccia, lavare una tazza già lavata per evitare di trovarci a contatto. Nostro figlio ci da’ una mano quando, come al solito, ci assorbe completamente. Alla fine, quando lei esce, ancora nessun gesto. Solo qualche timida parola, frutto più dell’educazione che di altro.

Appena esce, per accompagnare il bimbo all’asilo, mi butto sul letto. Anche se è un gesto che faccio abitualmente, questa volta è una necessità. Mi abbandono fra le lacrime, finalmente. Proseguo poi sotto la doccia, nella stessa posizione in cui ho ascoltato la sua confessione questa notte.
Quando mi rialzo, mi accorgo che gli occhi sono totalmente gonfi. Mi chiedo come farò ad andare al lavoro. Subito dopo mi chiedo come farò ad andare avanti in genere. Purtroppo non ho risposte e non posso nemmeno fermarmi ad aspettarle. Devo solo provarci, un giorno alla volta, un passo dopo l’altro. Non posso permettermi null’altro.

Fortunatamente oggi lavoro da solo, fortunatamente nei giorni scorsi sono riuscito a portare avanti un po’ di attività. Questo riesce a coprire il fatto che i miei occhi siano costantemente pieni di lacrime e che non riesca più a fare nulla. Tabula rasa. Non riesco a partire. Mi sento un estraneo qui dentro e non sono sicuro di cosa stia esattamente facendo qui.

E poi devo scrivere un un po’ di risposte.

つづく

Stalking nights: Interno notte (la prima volta)

9 aprile 2013 notte fonda.

La radiosveglia sul comodino mi dice che sono passate più di due ore da quando lei è entrata nella stanza. Fuori ha smesso da poco di piovere e il silenzio della notte rende tutto più pesante e denso.

Anche se siamo nello stesso letto non penso che siamo mai stati più distanti. Lei, distesa su un fianco, mi da’ le spalle perché non vuole che la veda piangere. Io vorrei gettare la spugna, ma ora proprio non posso e nessun altro lo può fare.
Non riesco più sopportare quest’atmosfera, senza dire niente mi avvicino e le appoggio la mano sul fianco, con il resto del corpo ricopio la sua stessa posizione e mi avvicino fino ad azzerare, in alcuni punti, la distanza fisica tra di noi. Il resto rimane invariato.

Dopo circa un’ora lei, totalmente esausta dalle lacrime e non solo, finalmente si addormenta. Io non ho questa fortuna e così provo ad alzarmi.
Arrivato in cucina senza accendere la luce, prendo dell’acqua dal frigo e vado a sedermi sulla panchina di legno in salotto. I gatti, nel frattempo, si svegliano e nell’oscurità mi raggiungono. La più piccola dei due, come al solito, mi salta in braccio. Senza alcuna voglia di accarezzarla, affondo le mie mani nel pelo della sua schiena, lei mi fa sapere di gradire iniziando quasi immediatamente a fare le fusa. Nel frattempo il più grande si sdraia sui miei piedi ed inizia a strusciarsi. Sono finito circondato da un non ben identificato genere di affetto quando, invece, vorrei starmene da solo con i miei pensieri.

Martino e Trilly

Dopo un’altra ora di girovagare all’oscuro torno a letto. Devo provare a dormire visto che fra due ore circa mi dovrò alzare. Rimanere in piedi non mi aiuta a ragionare. Probabilmente ho solo bisogno di tempo. Quando perdi un incontro di boxe, devi prima aspettare che guariscano le botte e che finisca il dolore, solo dopo puoi concederti il lusso di ragionare.

Ho sempre saputo che il sonno della ragione genera mostri, forse questa volta non è così.

つづく

Stalking nights: Consegnare al nemico (la prima volta)

9 aprile 2013 subito dopo della mezzanotte.

La parola tradire deriva dal latino “tradere”. Tradotto approssimativamente dovrebbe suonare un po’ come consegnare, consegnare al nemico per la precisione. È Giuda che consegna Cristo. È Bruto che consegna Cesare.

Affinché possa esistere un tradimento deve esserci almeno un nemico. Spesso è l’amico, che commette l’atto, che si trasforma in nemico, spesso lo fa unendosi al nemico preesistente. Altre volte, se il nemico non esiste, la questione è più difficile.
Questo è il caso, lo capisco quando lei si toglie la fede che ha al dito e me la mette in mano con gli occhi che trattengono a stento le lacrime. Non lo fa per la platealità del gesto, lo fa perché conosce la gravità delle cose, lo fa perché la conosca immediatamente anch’io.

Dopo quello che mi dice, “schifo” è la prima parola che mi viene in mente. Il soggetto purtroppo non è così chiaro.

I talloni si serrano con il sedere, i polpacci alle cosce, gli avambracci circondano le ginocchia. Mi chiudo a guscio imitando i pugili quando non riescono più a sopportare i colpi. Purtroppo non serve a nulla. I colpi questa volta arrivano dall’interno. È il cuore che colpisce all’impazzata da dentro.

Esattamente come un pugile prima di cadere a tappeto, sono totalmente frastornato. Nessuna reazione se non quella di continuare a ripetere ritmicamente la frase “che schifo”. Lei mi guarda con gli occhi gonfi, le lacrime che scendono e si uniscono sul mento in un’unica goccia. In qualsiasi altra occasione avrei saputo con certezza cosa fare in questo momento. In qualsiasi altra occasione il mio primo pensiero sarebbe stato di asciugarle le lacrime, ora non lo so più. Ora non ho più certezze.
Lei continua a dirmi di essere stata costretta, che questo è successo una volta sola e che lo schifo che ha provato da subito è probabilmente simile a quello che sto provando io in questo momento. L’unica parola che riesco a dire è “quando”. Cerco di illudermi che la risposta sia davvero importante. Purtroppo non lo è. Sapere che questo è successo diversi mesi fa non mi cambia nulla.

Rimaniamo in silenzio per diversi minuti. Non so quanti minuti trascorrono perché ormai non ho più la cognizione del tempo. Il tempo è scandito solo dagli intervalli in cui i nostri occhi provano a cercarsi. Ogni incontro cerca risposte negli occhi dell’altro, risposte che puntualmente non arrivano. È troppo presto le risposte, ora è solo tempo di lacrime.

Lei ha le dita piccole, per questo la sua fede è stretta nel mio pugno incastrata nella seconda falange del mio dito mignolo. Mentre mi guarda negli occhi, le metto il pugno con le nocche verso l’alto all’altezza del suo grembo, ruoto ed apro la mano. Come un prestigiatore sfilo la sua fede dal mio dito e gliela porgo.
“Andiamo a dormire, ci penseremo domani” le dico, con tono di totale resa.

Sono stato consegnato al nemico. Uno scontro perso senza mai aver avuto la forza e la possibilità di combatterlo. 12 round a 0.
Ora devo capire chi è il nemico.

つづく