Percorsi

Voglio dirti una cosa Mark, una cosa che ancora non sai. Noi K-Paxiani abbiamo vissuto abbastanza da averlo già scoperto.
L’universo si espanderà, poi tornerà a collassare su se stesso e poi si espanderà di nuovo, ripetendo questo processo all’infinito. Ciò che non sai è che, quando l’universo si espanderà di nuovo, tutto quanto sarà come adesso. Qualunque errore commetterai in questa vita, lo ripeterai nel tuo prossimo passaggio. Ogni errore che commetterai sopravviverà ancora e ancora, per sempre.

Quindi il consiglio che ti do è di fare le scelte giuste questa volta, perché questa volta è tutto ciò che hai.

K-Pax

La poesia (che può salvarci)

Su su… svelti eh, svelti, veloci…
Piano, con calma. Non v’affrettate, eh…
Poi non scrivete subito poesie d’amore, eh!
Che sono le più difficili aspettate almeno almeno un’ottantina d’anni eh…
Scrivetele su un altro argomento, che ne so su… su… il mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo, ecco, che non esiste una cosa più poetica di un’altra, eh?
Avete capito? La poesia non è fuori, è dentro!
Cos’è la poesia? Non chiedermelo più, guardati nello specchio: la poesia sei tu!
E vestitele bene le poesie! Cercate bene le parole! Dovete sceglierle!
A volte ci vogliono 8 mesi per trovare una parola!
Sceglietele, che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere!
Da Adamo ed Eva: lo sapete Eva quanto c’ha messo prima di scegliere la foglia di fico giusta? Come mi sta questa, come mi sta questa, come mi sta questa…
Ha spogliato tutti i fichi del paradiso terrestre!
Innamoratevi! Se non vi innamorate è tutto morto! Morto, tutto è…
Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto, dilapidate la gioia!
Sperperate l’allegria! Siate tristi e taciturni con esuberanza!
Fate soffiare in faccia alla gente la felicità! E come si fa? Fammi vedere gli appunti che mi son scordato! Questo è quello che dovete fare! Non son riuscito a leggerli!

Per trasmettere la felicità bisogna essere felici. E per trasmettere il dolore bisogna essere felici. Siate felici! Dovete patire, stare male, soffrire, non abbiate paura a soffrire, tutto il mondo soffre! Eh?
E se non avete i mezzi non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto! Avete capito?

E non cercate la novità, la novità è la cosa più vecchia che ci sia.
E se il pezzo non vi viene da questa posizione, da questa, da così, beh… buttatevi in terra! Mettetevi così! Eccolo qua… Oh! È da distesi che si vede il cielo! Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima!?
Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono!
Fatevi obbedire dalle parole! Se la parola… “muro”! “Muro” non ti dà retta… non usatela più per 8 anni, così impara! Che è questo? Boh! Non lo so!
Questa è la bellezza! Come quei versi là, che voglio che rimangano scritti lì per sempre!
Forza cancellate tutto.

La tigre e la neve

Un’altra bellissima, inutile e terribile alba

Ci sono giornate che iniziano benissimo.

Ci sono delle albe bellissime in cui vorresti che il sole non si sollevasse mai. Vorresti vivere in quel momento per sempre. Vorresti che il mondo si fermasse e non accadesse più niente. Vorresti quella poesia e tutto il buono di quell’istante per sempre.
Invece no.
Invece devi andare incontro a quella che sai già sarà una giornata terribile. Forse una delle peggiori della tua vita.
Non puoi scappare o buttare la spugna. Devi andare a farti sconfiggere dagli eventi. Ancora una volta. Devi andare a perdere quello che hai, con la certezza che non si torna più indietro e che non ci sarà nessuna rivincita.

L’ultima giornata così mi ricordo fu il giorno del funerale di Roberto. Fu un’alba bellissima. Furono lacrime… e da allora fu tutto diverso.

Secondo la mia terapeuta quello di oggi sarà “solamente” un altro lutto da elaborare. Ci vorrà tempo, non si dimenticherà mai, ma si imparerà a vivere in modo differente. Si imparerà a vivere 3 giorni la settimana e le domeniche alterne. Si imparerà a vivere in modo diverso il Natale, le vacanze e tanto altro. Io spero di imparare presto a vivere, soprattutto, in quello che rimane.

Da domani comincerà ad essere tutto diverso.
Da domani si dovrà imparare a vivere di nuovo.

Oggi è un buon giorno per morire.

Linea mortale

Fight Club: primo round (non accontentarsi)

Fight Club

Ieri sera primo appuntamento al Fight Club.

Il Fight Club è in realtà un gruppo di ascolto per genitori separati, e separandi, presieduto dalla mia terapeuta e da un avvocato.
Lì la maggior parte dei miei problemi assume un’altra dimensione.
Davanti ad un padre la cui ex compagna che ora risiede in un posto non ben identificato dell’Inghilterra e impedisce da mesi qualsiasi contatto con la figlia di 8 anni, quello che affronterò domani dall’avvocato mi sembra un’inezia.
Davanti ad una madre vessata, tradita, derisa e umiliata i tradimenti e i problemi da me affrontati mi sembrano ben poca cosa.

Nonostante mi confronti con persone in situazioni peggiori della mia, non mi sento molto fortunato. Diciamo che del “c’è gente che sta peggio” in questo momento me ne importa davvero poco. Forse questo è il primo cambiamento che sto notando… interessarmi un po’ di più, finalmente, a me stesso e un po’ meno al resto.

Non voglio più accontentarmi perché c’è qualcuno che ha avuto più sfortuna. Conoscere i problemi altrui non deve essere un motivo per cui stare bene.
Non voglio più accontentarmi. Non voglio più mettere da parte la mia soddisfazione personale, i miei desideri, i miei sogni.
Non voglio più accontentarmi. Non c’è nessun equilibrio. Non mi gratifica e non m’illude più a sufficienza.
Ho bisogno di qualcosa di bello, senza giustificarmi. Ho bisogno di crearmi un punto di riferimento che mi dia sicurezza. Crearmelo o sceglierlo, non accettarne uno di convenienza.
Vorrei ritrovare un po’ me stesso. Un po’ più di sicurezze e la possibilità di gestire meglio il mio tempo, le soddisfazioni arriveranno di conseguenza.

Sto cercando di cambiare direzione e sto cercando di farlo adesso. Non mi va più di aspettare per vivere. Mi occorre vivere in modo diverso da subito. Ora.
Non so quanto potrò ancora aspettare. Una frenata diversa qualche tempo fa e non ci sarebbe stato più nulla da aspettare. Fine di tutte le mie fantastiche aspettative. Nessuno avrebbe più compiuto i miei sogni. Mai.

Ora faccio un po’ più spesso il punto della situazione.
Ora ho bisogno di qualcosa. Mi accorgo che manca qualcosa.
Ora voglio fare qualcosa.
Ora lo faccio.

E poi è successo qualcosa, mi lasciai andare perduto nell’oblio… oscuro, silenzioso, completo. Trovai la libertà, perdere ogni speranza era la libertà.
[…]
Ogni sera morivo e ogni sera nascevo di nuovo, resuscitato.

Fight Club

つづく

Solstizio d’anima

Momenti difficili

Il solstizio prende il nome dal latino “sol” e “sistere” (letteralmente, sole fermo) e coincide con le antiche celebrazioni per Sol invictus, cioè la rinascita del Sole: secondo gli antichi romani, infatti, il solstizio era il periodo in cui il Sole scompariva nell’oscurità per poi tornare in vita più luminoso di prima. In effetti, è quello che succede apparentemente a causa del movimento della Terra rispetto alla stella.

Questi sono i giorni più bui dell’anno. E non sto parlando solo del solstizio d’inverno. È per me un periodo difficile e forse l’unica cosa positiva è stata il momento in cui papà, lunedì scorso, è finalmente uscito dall’ospedale. Fra sette giorni ci sarà l’appuntamento con l’avvocato per la gestione della separazione e dell’affido dei bimbi. Il resto sono solo problemi di tutti i giorni.

Ho un bisogno fisico di giornate di pace. Ho bisogno che arrivi il Natale o quello che sarà e che finalmente cominci a svanire l’oscurità. Ho bisogno di luce. Di rinascita. Ho bisogno di tenere ancora duro e intanto aspetto qualcosa che arrivi a scaldarmi l’anima.

Intanto, con un po’ di invidia, buon Natale a tutti.

Dalla notte che mi avvolge,
nera come la fossa dell’Inferno,
rendo grazie a qualunque Dio ci sia
per la mia anima invincibile.

La morsa feroce degli eventi
non m’ha tratto smorfia o grido.
Sferzata a sangue dalla sorte
non s’è piegata la mia testa.

Di là da questo luogo d’ira e di lacrime
si staglia solo l’orrore della fine.
Ma in faccia agli anni che minacciano,
sono e sarò sempre imperturbato.

Non importa quanto angusta sia la porta,
quanto impietosa la sentenza,
io sono il padrone del mio destino,
il capitano della mia anima.

William Ernest Henley – “Invictus”

I silenzi raccontano (una grande storia)

– “Non odi tutto questo?”

– “Odio cosa?”

– “I silenzi che mettono a disagio, perché sentiamo la necessità di chiacchierare di puttanate per sentirci più a nostro agio?”

– “Non lo so… è un’ottima domanda.”

– “È solo allora che sai d’aver trovato qualcuno speciale, quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento, e condividere il silenzio in santa pace.”

Pulp Fiction

Sapere di non sapere (è importante)

Vorrei ritornare alla mia giovinezza e appollaiarmi di nuovo sul ramo di un albero insieme al mio amico poeta, e come quella volta indimenticabile vorrei dedurre dal molto che non so quel poco di prezioso che so:

Non so dove vado, ma so con chi vado.
Non so dove sono, ma so che sono in me.
Non so che cosa sia Dio, ma Dio sa che cosa sono.
Non so che cosa sia il mondo, ma so che è mio.
Non so quanto valgo, ma so non fare paragoni.
Non so che cosa sia l’amore, ma so che godo della sua presenza.
Non posso evitare i colpi, ma so come sopportarli.
Non posso negare la violenza, ma posso negare la crudeltà.

Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare me stesso.
Non so che cosa faccio, ma so che sono fatto da ciò che faccio.

Non so chi sono, ma so che non sono colui che non sa.

Alejandro Jodorowsky – “La danza della realtà”

La forza (di ricominciare da zero)

Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere.

Non c’è limite di tempo, comincia quando vuoi, puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo.

Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio, spero che tu viva tutto al meglio, spero che tu possa vedere cose sorprendenti, spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi,

spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.

“Il curioso caso di Benjamin Button”

Il significato di tutto

Ma qual è il significato di tutto? Niente, zero, nulla.

Tutto finisce in niente. Anche se non mancano gli idioti farfuglianti. Non parlo di me, io una visione ce l’ho. Sto parlando di voi, dei vostri amici, dei vostri colleghi, dei vostri giornali, della tv. Tutti molto felici di fare chiacchiere, completamente disinformati.

Morale, scienza, religione, politica, sport, amore, i vostri investimenti, i vostri figli, la salute… Cazzo, se devo mangiare nove porzioni di frutta e verdura al giorno per vivere non voglio vivere! Io detesto la frutta e la verdura. E i vostri Omega 3, e il tapis roulant, e l’elettrocardiogramma, e la mammografia, e la risonanza pelvica, e… ommioddio, la colonscopia! E con tutto ciò arriva sempre il giorno in cui vi ficcano in una scatola. E avanti con un’altra generazione di idioti, i quali vi diranno tutto sulla vita, e decideranno per voi quello che è appropriato.

Mio padre si è suicidato perché i giornali del mattino lo deprimevano. E lo potete biasimare? Con l’orrore, e la corruzione, e l’ignoranza, e la povertà, e i genocidi, e l’Aids, e il riscaldamento globale, e il terrorismo, e quegli idioti dei valori della famiglia, e quei maniaci della armi! L’orrore, dice Kurtz alla fine di Cuore di tenebra. L’orrore. E, beato lui, non distribuivano il Times nella giungla. Sennò l’avrebbe visto l’orrore. Ma che si può fare? Leggete di qualche massacro nel Darfur, o di uno scuolabus fatto esplodere, e attaccate: “Oh mio Dio, l’orrore”. E poi girate pagina e finite le vostre uova di galline ruspanti. Perché tanto che si può fare? Si è sopraffatti.

Anch’io ho tentato di suicidarmi. Ovviamente non ha funzionato. Ma perché mai volete sentire queste cose? Cristo, avete già i vostri di problemi.

Sono sicuro che siete ossessionati da un gran numero di tristi speranze e sogni. Dalle vostre prevedibilmente insoddisfacenti vite amorose. Dai vostri falliti affari. Ah, se solo avessi comprato quelle azioni. Se solo avessi comprato quella casa anni fa. Se solo ci avessi provato con quella donna… Se questo, se quello… Sapete una cosa? Risparmiatemi i vostri “avrei potuto” o “avrei dovuto”.

Come mia madre diceva sempre: se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carrozza. Mia madre le ruote non le aveva: aveva le vene varicose. Eppure la signora ha partorito una mente brillante: mi hanno preso in considerazione per il Nobel per la fisica. Non l’ho ottenuto, però si sa: è tutta politica, come ogni altra finta onorificenza. Detto tra noi? Non crediate che io sia amareggiato per qualche batosta personale. Per gli standard di una insensata e barbarica civiltà sono stato piuttosto fortunato.

Woody Allen – “Basta che funzioni”