Un’altra bellissima, inutile e terribile alba

Ci sono giornate che iniziano benissimo.

Ci sono delle albe bellissime in cui vorresti che il sole non si sollevasse mai. Vorresti vivere in quel momento per sempre. Vorresti che il mondo si fermasse e non accadesse più niente. Vorresti quella poesia e tutto il buono di quell’istante per sempre.
Invece no.
Invece devi andare incontro a quella che sai già sarà una giornata terribile. Forse una delle peggiori della tua vita.
Non puoi scappare o buttare la spugna. Devi andare a farti sconfiggere dagli eventi. Ancora una volta. Devi andare a perdere quello che hai, con la certezza che non si torna più indietro e che non ci sarà nessuna rivincita.

L’ultima giornata così mi ricordo fu il giorno del funerale di Roberto. Fu un’alba bellissima. Furono lacrime… e da allora fu tutto diverso.

Secondo la mia terapeuta quello di oggi sarà “solamente” un altro lutto da elaborare. Ci vorrà tempo, non si dimenticherà mai, ma si imparerà a vivere in modo differente. Si imparerà a vivere 3 giorni la settimana e le domeniche alterne. Si imparerà a vivere in modo diverso il Natale, le vacanze e tanto altro. Io spero di imparare presto a vivere, soprattutto, in quello che rimane.

Da domani comincerà ad essere tutto diverso.
Da domani si dovrà imparare a vivere di nuovo.

Oggi è un buon giorno per morire.

Linea mortale

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Stalking nights: Interno notte (la prima volta)

9 aprile 2013 notte fonda.

La radiosveglia sul comodino mi dice che sono passate più di due ore da quando lei è entrata nella stanza. Fuori ha smesso da poco di piovere e il silenzio della notte rende tutto più pesante e denso.

Anche se siamo nello stesso letto non penso che siamo mai stati più distanti. Lei, distesa su un fianco, mi da’ le spalle perché non vuole che la veda piangere. Io vorrei gettare la spugna, ma ora proprio non posso e nessun altro lo può fare.
Non riesco più sopportare quest’atmosfera, senza dire niente mi avvicino e le appoggio la mano sul fianco, con il resto del corpo ricopio la sua stessa posizione e mi avvicino fino ad azzerare, in alcuni punti, la distanza fisica tra di noi. Il resto rimane invariato.

Dopo circa un’ora lei, totalmente esausta dalle lacrime e non solo, finalmente si addormenta. Io non ho questa fortuna e così provo ad alzarmi.
Arrivato in cucina senza accendere la luce, prendo dell’acqua dal frigo e vado a sedermi sulla panchina di legno in salotto. I gatti, nel frattempo, si svegliano e nell’oscurità mi raggiungono. La più piccola dei due, come al solito, mi salta in braccio. Senza alcuna voglia di accarezzarla, affondo le mie mani nel pelo della sua schiena, lei mi fa sapere di gradire iniziando quasi immediatamente a fare le fusa. Nel frattempo il più grande si sdraia sui miei piedi ed inizia a strusciarsi. Sono finito circondato da un non ben identificato genere di affetto quando, invece, vorrei starmene da solo con i miei pensieri.

Martino e Trilly

Dopo un’altra ora di girovagare all’oscuro torno a letto. Devo provare a dormire visto che fra due ore circa mi dovrò alzare. Rimanere in piedi non mi aiuta a ragionare. Probabilmente ho solo bisogno di tempo. Quando perdi un incontro di boxe, devi prima aspettare che guariscano le botte e che finisca il dolore, solo dopo puoi concederti il lusso di ragionare.

Ho sempre saputo che il sonno della ragione genera mostri, forse questa volta non è così.

つづく

Vado a pranzo

Pranzo @ Rockefeller Center

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: siedi qui. Mangia.

Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo io.

Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.

Siediti. È festa: la tua vita è in tavola

Derek Walcott – “Amore dopo amore”

Perversioni

Château Haut-Brion, 1959. Strepitoso vino, adoro i vini francesi, come pure la lingua francese. Io le ho provate tutte, ma il francese resta la mia preferita, è una lingua fantastica. Soprattutto per pronunciare oscenità. Nom de dieu de putain de bordel de merde de saloperies de connards d’enculé de ta mère. Sentite? È come pulirsi il culo con la seta. Ne sono affascinato.

“Matrix Reloaded”

Il colore del grano

In quel momento apparve la volpe.
– “Buon giorno”, disse la volpe.
– “Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
– “Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”
– “Chi sei?” domandò il piccolo principe, “sei molto carino…”
– “Sono una volpe”, disse la volpe.
– “Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, “sono così triste…”
– “Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
– “Ah! Scusa”, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
– “Che cosa vuol dire “addomesticare”?”
(…)
– “È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…”
– “Creare dei legami?”
– “Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.
– “Comincio a capire”, disse il piccolo principe. “C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”
(…)
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
– “La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
– “Per favore… addomesticami”, disse.
– “Volentieri”, rispose il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
– “Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
– “Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
(…)
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
– “Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
– “La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
– “È vero”, disse la volpe.
– “Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
– “È certo”, disse la volpe.
– “Ma allora che ci guadagni?”
– “Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.
(…)

– “Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Antoine de Saint-Exupéry –“Il Piccolo Principe”

Corto Maltese

All’orizzonte di quell’oceano
ci sarebbe stata sempre un’altra isola,
per ripararsi durante un tifone,
o per riposarsi e amare
Quell’orizzonte aperto sarebbe stato
sempre lì, un invito ad andare

Hugo Pratt – “Una ballata del mare salato”

Avvertenze

Se stai per metterti a leggere, evita.
Tra un paio di pagine vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finché sei ancora intero.
Salvati.
Ci sarà pure qualcosa di meglio alla tv. Oppure, se proprio hai del tempo da buttare, che so, potresti iscriverti ad un corso serale. Diventare un dottore. Così magari riesci a tirare su due soldi. Ti regali una cena fuori. Ti tingi i capelli.
Tanto ringiovanire non ringiovanisci.
Quello che succede qui all’inizio ti farà incazzare. E poi sarà sempre peggio.
[…]
Per la cronaca, quella che stai leggendo è la storia completa ed inesorabile di una dipendenza. Perché in quasi tutti i programmi di disintossicazione in dodici fasi, la fase quattro prevede che uno faccia l’inventario della propria vita. Tutti i momenti più bassi e squallidi della tua vita, devi prendere un quaderno e scriverli. Un inventario completo dei tuoi crimini. In questo modo, hai tutti i tuoi peccati a portata di mano. Dopodiché devi rimediare a tutto. Questo vale per gli alcolisti, per i tossicodipendenti e i bulimici, e quindi anche per i sessodipendenti.
Così puoi tornare con la mente al peggio della tua vita e passarlo in rassegna ogni volta che vuoi.
Perché a quanto si dice chi dimentica il passato è condannato a riviverlo.

Chuck Palahniuk – “Soffocare”