Armiamoci ed amiamoci

A volte smetto di essere io quello forte,
e cado alle tue provocazioni; sono le volte in cui litighiamo.

A volte permetto che tu faccia tutto questo,
ma solo perché non sono abbastanza bravo a governare la rabbia.

A volte permetto che tu faccia tutto questo,
ma solo perché mi piace fare pace.

A volte permetto che tu faccia tutto questo,
ma solo per sentirti dire “ti amo” quando facciamo pace.

È forse passato troppo dall’ultima volta in cui mi hai detto “ti amo”,
e questo penso sia proprio un buon motivo per litigare.

Anche oggi ho smesso di essere io quello forte.
Scusa.

Giusto per scrivere qualcosa

E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o morirà in te.

non c’è altro modo
e non c’è mai stato.

Charles Bukowski – “E così vorresti fare lo scrittore”

Vecchissimi silenzi

Oggi, solo in un ufficio troppo silenzioso, cercavo altro tra vecchie lettere ed è uscita questa:

Cosa dice un silenzio?
Un silenzio non dice niente. Logico no? Lo dice la parola stessa.
A volte invece un silenzio dice troppo, ti costringe a guardarti dentro, a farti mille domande e dare ad ognuna di esse mille risposte.
Forse dovrei far continuare questo silenzio, fare finta di niente e continuare a guardarmi dentro, così come forse stai facendo tu, ma non sarebbe giusto. Non sarebbe giusto verso di me e verso di te.

Continua a balenarmi in mente quella frase che mi hai detto «Se una persona non vuole parlarti o risponderti, vuol dire che le risposte le devi trovare dentro di te» (o qualcosa del genere).
Dentro di me non ne ho trovate di risposte, o forse, il problema è che ne ho trovate troppe e non quale scegliere.
Non riesco a capire cosa significhi questo silenzio […] Forse vuoi stare semplicemente sola e stai solo aspettando il momento giusto. Se fosse così però, ci sarebbe un’altra domanda che nascerebbe spontanea e a cui non riuscirei a trovare risposta dentro di me: «Fino a quando?».

Un silenzio che mi ha dato mille domande e più di mille risposte.

Forse in questo momento stai pensando a tutto quello che è successo, forse anche a te sta venendo in mente qualche domanda […] Altre domande. Altri dubbi. Altri quiz. E i premi quali sono?

Ho provato, ma da questo silenzio non ho tirato fuori niente, ho bisogno di un interlocutore. A volte per rispondere alle domande hai bisogno di confrontarti, a volte non puoi proprio risponderti da solo, soprattutto quando si parla di rapporti tra persone.
[…]
Forse ti libererai definitivamente di me e forse questo è quello che desideri in questo momento. Ma queste sono solo altre domande, solo altre parole, solo altri punti interrogativi.

Oggi, a distanza di davvero troppo tempo, il silenzio continua a perdurare, fortunatamente però, non dice più nulla.

Il lunedì Bukowski

Bukowski

La perfezione mi fa schifo, mi repelle. Tutte quelle donne e quegli uomini che cercano la perfezione negli stereotipi creati della società mi fanno venire il vomito. Fottuti manichini di carne, senza personalità o amore per se stessi. Stessi vestiti, stessa musica, stesse espressioni, stessi cibi, stesse scopate, stesse auto, stesse vite… e alla fine? Stessi suicidi neurali di massa.

Perché vivere come un automa è senza ombra di dubbio un suicidio.

Quando tutti si è uguali, tutti si è nessuno. La perfezione è un uccellino in gabbia che vive, mangia, caga e muore con il solo scopo d’essere ammirato. Io voglio vivere libero, spiumato, infreddolito, denutrito ma libero.

Charles Bukowski

Due occhi che mi scelgono continuamente

Come si fa a capire se è amore? Quando va tutto male, ma male male, e non si sopporta più l’altro, e lo vorremmo picchiare, lo vorremmo far sparire, lo vorremmo cambiare, lo vorremmo mandare via, via, più lontano possibile, però non lo facciamo.

Quando, per una volta, ce ne freghiamo di aver ragione e pensiamo alla nostra storia. Ci rimbocchiamo le maniche e cerchiamo di sistemare le cose.

Questo è amore: finire nello schifo insieme e uscirne insieme.

Nessuno è immune alle crisi, alla scarsa sopportazione, alla noia, ai dubbi, ai problemi. Nessuno. Solo alcuni ce la fanno. Amore è resistere, fino alla fine. È una sfida.

Susanna Casciani

Le mie (non) soluzioni

L’altro giorno la nebbia era fitta e densa come quella di una volta.

Quella che è stata per anni la mia migliore amica (e lo sarebbe ancora se non ci fosse stato troppo mondo in mezzo) mi racconta la sua storia, finita, tra pochi alti e molti bassi, dopo più di 4 anni.
Solito e banale problema. L’incapacità e la mancanza d’interesse nel venirsi incontro, nel risolvere i problemi insieme, nel fare qualcosa per l’altro. L’indifferenza verso il provare ad esaudire i desideri dell’altro.

Le dico che passerà, che presto troverà la persona giusta, ma so che non è così. Dovrà invece rinascere ed abbassare di un altro palmo il suo cielo. Dovrà comunque venire a compromessi.

Io sono lì a fare la parte di quello forte, quello che ha le soluzioni… se non tutte almeno qualcuna sull’amore.
Ma le mie soluzioni alla fine sono solo compromessi accettati, lacrime in gola, richieste mai fatte e urla mai uscite dalla bocca. Le mie soluzioni hanno risolto solo i problemi degli altri. È comunque qualcosa. È comunque tanto… anche se non per me.
Io sto ancora aspettando un abbraccio, un bacio o un “ti amo” così forti da riuscire a riempire tutte le crepe nel cuore.

Le mie soluzioni non sono facili. Come non è facile l’amore.
Mi dispiace Laura, ti sto mentendo. Non lo so se le cose andranno meglio, ma se non cominci a pensarlo per prima tu, nessun altro ti potrà aiutare.
Io non posso darti lacrime già piante o urla già gridate. Non posso darti compromessi già accettati o soffitti fissati per interminabili ore. Io non posso darti nulla di ciò che deve essere solo tuo.

Ma ti prego… abbi fiducia… tanto in qualche modo si sopravvive… almeno fino alla prossima bomba.

Quante cose direi

Parole non dette

Domande che non hanno risposta.
Parole non dette.
Parole che non si sa dire.

Se non sapessi di farmi male da solo, quante cose direi.
Ti racconterei cosa penso prima di dormire, o appena mi sveglio; ti racconterei che cosa invade i miei sogni e ti racconterei cosa dà vita ai miei incubi. Ti spiegherei tutte quelle cose che ti sembrano avvenire senza un motivo.
Se non sapessi di farmi male da solo, quante cose direi.

In questo momento mi sento come uno a cui è passato sopra un treno.

I treni non fanno retromarcia, vero?