I silenzi raccontano (una grande storia)

– “Non odi tutto questo?”

– “Odio cosa?”

– “I silenzi che mettono a disagio, perché sentiamo la necessità di chiacchierare di puttanate per sentirci più a nostro agio?”

– “Non lo so… è un’ottima domanda.”

– “È solo allora che sai d’aver trovato qualcuno speciale, quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento, e condividere il silenzio in santa pace.”

Pulp Fiction

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Parole e (soprattutto) silenzi

Dicono che le donne sono più legate alle parole, e gli uomini ai fatti. Come dire: i maschi sono sostanza, le donne solo forma. Ma il genere femminile cerca la sostanza nella forma, è più completo. Di qui nasce anche l’equivoco fra i generi, che fa sì che i due universi non si incontrino mai realmente. O quasi.

I miei giorni, ultimamente, si possono suddividere in giorni sì e giorni no. In quelli no, io sto legata a te da un filo di parole, come bava di lumaca. Lucida, vischiosa, sottile. Attendo, tiro, pretendo. Mi metto all’ascolto minuzioso delle tue labbra: parole, suoni, significati. Ogni cosa detta è un gioiello o una freccia al cuore. È capace di portarmi giù in un baratro buio o di elevarmi un po’ da terra. Forse però sono io che faccio tutto: mi appendo ai tuoi prodotti vocali e dondolo, dondolo, dondolo. Ma a volte non sono che fumo, e me ne accorgo solo dopo molto tempo, quando ormai sono andata a sbattere.

Parole pretese, attese, sono quelle che ho cercato in te. Mi ci sono fatta cullare, a volte, e altre volte me le sono masochisticamente fissate in testa, trasformandole da sassolini in lapidi. Me ne sono sempre, e comunque, nutrita.
Parole osate, sussurrate, sputate, quelle venute da me. Io, che calibro e analizzo scrupolosamente le tue, so procreare per te fiumi di sillabe incontrollate, inconsapevoli e crudeli. È il gioco delle parti: ognuno ha i suoi codici.

Parole, sì.
E pensare che non è con le parole che ci siamo conosciuti, incontrati, amati. Quelle erano un contorno, un ricamo spesso superfluo. Timide, accennate, piccole. Erano il corpo, il tatto, lo sguardo, la pelle e tutti i sensi il nostro linguaggio. Più diretto, franco, chiaro. Più presente, senza complicazioni. Passato e futuro non esistono dove c’è pieno godimento. C’è solo l’attimo.
Nei silenzi si annullava anche il pensiero: tutto era emozione, azione e sensazione.

Le parole ci rovinano. Forse ci hanno già rovinati irrimediabilmente. Gli anni passano, e le parole diventano toppe per nascondere i silenzi fatti di niente. Dove il silenzio è sostanza, la voce non serve.
Ricercare quei momenti è la nostra missione. Non quelli vecchi, o si ricadrebbe nella ragnatela del tempo, no: crearne di nuovi. Annusarsi, toccarsi, guardarsi come luoghi inesplorati, cartine geografiche di un pianeta fuori del sistema solare.
Solo così il silenzio ci può salvare. Solo così la prima parola che lo seguirà sarà vera sostanza, e non riempitivo.

Se la parola è cultura ed evoluzione, a volte bisogna saper cercare in sé la natura, l’uomo preistorico. Oggi sarebbe il migliore degli amanti… …dopo di te.

Giulia – “Parole”

Vecchissimi silenzi

Oggi, solo in un ufficio troppo silenzioso, cercavo altro tra vecchie lettere ed è uscita questa:

Cosa dice un silenzio?
Un silenzio non dice niente. Logico no? Lo dice la parola stessa.
A volte invece un silenzio dice troppo, ti costringe a guardarti dentro, a farti mille domande e dare ad ognuna di esse mille risposte.
Forse dovrei far continuare questo silenzio, fare finta di niente e continuare a guardarmi dentro, così come forse stai facendo tu, ma non sarebbe giusto. Non sarebbe giusto verso di me e verso di te.

Continua a balenarmi in mente quella frase che mi hai detto «Se una persona non vuole parlarti o risponderti, vuol dire che le risposte le devi trovare dentro di te» (o qualcosa del genere).
Dentro di me non ne ho trovate di risposte, o forse, il problema è che ne ho trovate troppe e non quale scegliere.
Non riesco a capire cosa significhi questo silenzio […] Forse vuoi stare semplicemente sola e stai solo aspettando il momento giusto. Se fosse così però, ci sarebbe un’altra domanda che nascerebbe spontanea e a cui non riuscirei a trovare risposta dentro di me: «Fino a quando?».

Un silenzio che mi ha dato mille domande e più di mille risposte.

Forse in questo momento stai pensando a tutto quello che è successo, forse anche a te sta venendo in mente qualche domanda […] Altre domande. Altri dubbi. Altri quiz. E i premi quali sono?

Ho provato, ma da questo silenzio non ho tirato fuori niente, ho bisogno di un interlocutore. A volte per rispondere alle domande hai bisogno di confrontarti, a volte non puoi proprio risponderti da solo, soprattutto quando si parla di rapporti tra persone.
[…]
Forse ti libererai definitivamente di me e forse questo è quello che desideri in questo momento. Ma queste sono solo altre domande, solo altre parole, solo altri punti interrogativi.

Oggi, a distanza di davvero troppo tempo, il silenzio continua a perdurare, fortunatamente però, non dice più nulla.

Il lunedì Bukowski

Bukowski

La perfezione mi fa schifo, mi repelle. Tutte quelle donne e quegli uomini che cercano la perfezione negli stereotipi creati della società mi fanno venire il vomito. Fottuti manichini di carne, senza personalità o amore per se stessi. Stessi vestiti, stessa musica, stesse espressioni, stessi cibi, stesse scopate, stesse auto, stesse vite… e alla fine? Stessi suicidi neurali di massa.

Perché vivere come un automa è senza ombra di dubbio un suicidio.

Quando tutti si è uguali, tutti si è nessuno. La perfezione è un uccellino in gabbia che vive, mangia, caga e muore con il solo scopo d’essere ammirato. Io voglio vivere libero, spiumato, infreddolito, denutrito ma libero.

Charles Bukowski

Parole confuse per fraintendere

A volte è difficile usare le parole, a volte è difficile capirle.
Io non sono bravo in nessuna di queste due cose.

Nella mia testa poche cose sono chiare… anche per questo non so usare le parole… nonostante sia obbligato ad usarle, non ne sono mai stato capace. Troppo spesso non riesco a dire quello che mi passa per la testa, troppo spesso non riesco a seguire i pensieri.
E poi ognuno alle parole attribuisce un significato diverso: “amore”, “anima”, “casa”, “famiglia”, “vuoto” (l’ordine, se qualcuno vuole attribuirgli importanza, è alfabetico, le parole, come sempre, sono abbastanza casuali).

Per capire bisognerebbe inserire le parole in un contesto, ma spesso anche con un contesto si fa fatica a capire chiaramente. E poi anche i contesti sono spesso sbagliati per parlare. Non si può parlare di tutto, in qualsiasi momento o luogo. Si fa fatica anche a trovare i contesti.

Brutto ferire o rimanere feriti da parole fraintese. Ancora di più chiedere scusa per qualcosa mai pensato. Le parole non riescono a racchiudere storie, esperienze, emozioni e dubbi. Le parole non riescono a descrivere le mille sensazioni che ti attraversano in pochi istanti. Le parole non riescono a darti le risposte che cerchi… io almeno non ci riesco e non ne sono capace.
Poi ci sono le parole di chi ti fa promesse vane e le parole di chi ti vuole fare male… ma quelle sono soltanto parole.

M:
L’impressione, la sensazione che più mi hanno lasciato queste parole è che dovevano essere scritte da te tempo fa… forse addirittura non a me, in altro tempo, altro luogo, altro se.

D:
Non so se questo è il tempo, lo spazio o se siamo noi i protagonisti. Non conosco senso e scopo. Se vorrai leggere prova tu a trovarlo.
[…]
Basta ora è tardi e io ho scritto davvero troppo e forse troppe cose inutili e scontate.
Basta perché non ho mai scritto tanto e ora le parole fanno davvero male.
Basta perché altre mille cose stanno saltando fuori e devo chiuderle.
Basta perché ho bisogno di trovare un motivo e di chiudere un vuoto enorme.

Forse a volte è meglio tenere la bocca chiusa.
No?

Words like violence
Break the silence
Come crashing in
Into my little world
Painful to me
Pierce right through me
Can’t you understand
Oh my little girl

All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm

Vows are spoken
To be broken
Feelings are intense
Words are trivial
Pleasures remain
So does the pain
Words are meaningless
And forgettable

All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm

Depeche Mode – “Enjoy the silence”

Il silenzio

shhh

A volte è difficile rimanere nascosto.
A volte è difficile non far niente e far finta di niente.
A volte la cosa più difficile da fare è rimanere in silenzio…
perché, se elimini il silenzio, ti restano solo le parole.

Hello darkness my old friend,
I’ve come to talk with you again
Because a vision softly creeping
left it’s seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
still remains, within the sounds of silence

In restless dreams I walked alone,
narrow streets of cobblestone
‘neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
when my eyes were stabbed by the flash of a neon light
split the night… and touched the sound of silence

And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence

Fools said I you do not know,
silence like a cancer grows,
hear my words that I might teach you
take my arms that I might reach you
but my words, like silent raindrops fell…
and echoed the will of silence

And the people bowed and prayed,
to the neon god they made
And the sign flashed out its warning
in the words that it was forming
And the sign said, “The words of the prophets
are written on the subway walls, and tenement halls
and whisper the sounds of silence.

Simon & Garfunkel – “The Sound of Silence”