Io sono così (continuo ad acchiappare le nuvole)

Passeggiata sopra le nuvole

I bambini parlano al presente, perché il presente esiste. Possono vederlo, toccarlo, odorarlo.
Il passato, spesso, se lo sono dimenticati.
Il futuro è qualcosa che non capiscono, perché non ha una forma, né tantomeno un colore, e neppure un suono.
I bambini sanno che diventeranno grandi, perché gliel’hanno detto, anche se non sanno come, e in fondo non ci credono, perché gli sembra strano che i grandi siano stati bambini come loro.
I bambini amano, amano e basta, amano per sempre. Non pongono limiti, non fanno distinzioni. Amano anche quando non sono amati.

I bambini, quando si accorgono di non poter acchiappare le nuvole, ci restano male. Però continuano a provarci, sperando che prima o poi qualcuna gli resti impigliata tra le dita. E molti non smettono neanche da grandi. Li vedi con le mani protese. Li vedi che sorridono. Li vedi felici. C’è chi crede che siano matti. No, sono bambini.

TRAINDOGS – “I bambini amano”

Vorrei scrivere leggero (planando sulle cose dall’alto)

Vorrei scrivere qualcosa di leggero, qualcosa che, una volta letto, si dissolva nell’aria, parola per parola, riga dopo riga. E ciò che resta è niente di più che una sensazione, sul foglio di nuovo bianco. Qualcosa che ti fa star bene, anche se non ricordi le parole. Perché le parole passano, passano come passano i volti, e i nomi, e le circostanze, o come passa il tempo, perché il tempo passa sempre, passa sulle nostre vite, come passa una nuvola sospinta dal vento.

Vorrei scrivere qualcosa che abbia il profumo di un bambino. O la luce del nord. O la musica delle foglie. O il respiro del mare.

Vorrei scrivere di un sorriso, in questa mattina di aprile, ma non saprei da dove incominciare, perché noi non siamo fatti di parole, e allora non ci rimane che chiudere gli occhi, e metterci a pensare, ognuno per conto proprio, a quella volta che il tempo si fermò, su quel sorriso, che sappiamo solo noi.

TRAINDOGS – “Noi non siamo fatti di parole”

Tentativi (di tutta una vita)

Tutti noi abbiamo avuto venti contrari, e aria fredda che tagliava la pelle del viso. Tutti noi siamo caduti in salita, e non è vero che non fa male perché vai più piano. Tutti noi abbiamo cercato senza trovare, perché non sapevamo né cosa, né come.

Tutti noi siamo andati via per non rimanere, e siamo rimasti per non andarcene. Tutti noi abbiamo ricominciato, almeno una volta, e ogni volta era tutto daccapo. Tutti noi siamo stati in silenzio, e poi ci siamo chiesti perché siamo stati in silenzio. Tutti noi abbiamo camminato nel vuoto, e abbiamo avuto paura di lasciarci andare. Tutti noi siamo cambiati senza volerlo, e abbiamo voluto cambiare senza riuscirci. Tutti noi abbiamo pensato che non c’era più niente da fare, e invece non era vero.

Tutti noi siamo vissuti così come vivono tutti. E come tutti hanno sempre vissuto. Per tentativi.

TRAINDOGS – “Per tentativi”

Credo

Credo che non ci sia nessuna storia più interessante di un’altra, quello succede nella letteratura, non nella vita. Ci sono vite senza un colpo di scena, ma non per questo valgono di meno.
Credo che ognuno di noi abbia in mano la propria storia. E ne scriva ogni giorno una pagina. E ogni pagina è diversa, anche se può sembrare che non sia così.
Credo nella bellezza. Perché ce n’è di bellezza. La bellezza di un gesto, di un sorriso, di una buona parola.

Credo nella forza. In quella forza che abbiamo, anche quando crediamo di non averne più.
Credo nelle sconfitte. Perché sono quelle che scrivono la nostra storia. Le vittorie sono quasi tutte uguali.
Credo nelle debolezze. Perché noi non siamo macchine. E neanche le macchine sono perfette.

Credo in ogni storia che ho raccontato.
Credo in ogni uomo che l’ha vissuta.

TRAINDOGS – “Credo”

Un altro giorno (sulla strada per la felicità)

Parliamo di felicità, volete?
C’è tutta questa vita che ci lascia indietro se non stiamo al passo.
C’è il lavoro, quando c’è.
C’è una donna, quando c’è. C’è un uomo, quando c’è. O se non ci sono, c’erano.
Ci sono dei figli. O ci potevano essere.
Ci sono i genitori. O uno dei due. O non ci sono più. Ma sicuramente ci sono stati.
Ci sono fratelli. Ci sono sorelle.
Ci sono gli amici. C’erano. Ci saranno.
Ci sono tutti quelli che conosciamo. Di persona. Per nome. Di vista.
Ci sono ricordi che vogliamo ricordare. Ce ne sono altri che vogliamo dimenticare. E sono tanti. Perché i nostri ricordi li ricordiamo tutti.
Ci sono gli anni buoni. E gli anni cattivi.
Ci sono giornate di sole. Ci sono giornate di pioggia.

Ci sono giornate come oggi, dove volevi parlare di felicità ma c’è tutta questa vita che ci lascia indietro se non stiamo al passo. E ci sono queste undici righe che stanno per finire.
Facciamo un altro giorno, va bene?

TRAINDOGS – “Parliamo di felicità”

Il mio pezzo di cielo (infinito)

Muhammad Ali

Queste undici righe sono dedicate a chi crede nel suo pezzo di cielo.

A chi non vuole abbassare la testa, perché se guardi in terra, non vedi tutto il resto. E in quel tutto il resto, c’è tutto ciò che potrai essere.

A chi non si è mai arreso, perché se alzi le mani, ti possono colpire dove vogliono. In viso, sul corpo, ma soprattutto dentro.

A chi si emoziona ancora, perché un uomo senza le sue emozioni è come una terra senza vento. Che muore lentamente, perché è il vento che porta la vita.

A chi non ha mai smesso di giocare, perché solamente chi gioca impara a perdere. E nessuna sconfitta potrà mai sconfiggerlo, perché sa che c’è sempre una rivincita.

A chi pensa che i sogni facciano parte della realtà, una parte che all’inizio può essere invisibile, ma che un giorno potrà arrivare a vedere, oltre quell’orizzonte.

A chi crede che il suo pezzo di cielo sia com’è tutto il cielo. Infinito.

TRAINDOGS – “A chi crede nel suo pezzo di cielo”

Tutte quelle notti e tutti quei giorni

Ci sarebbe la notte che abbiamo fatto l’amore per la prima volta. Quella, come si fa a dimenticarla.
Ci sarebbe quell’altra, di notte, quando l’ambulanza non arrivava mai. E mi sembrava che non respirassi.
Ci sarebbe il giorno che siamo entrati nella casa nuova. Avevamo comprato una bottiglia apposta e ci siamo un po’ ubriacati, seduti per terra.
Ci sarebbe la mattina che è nato nostro figlio. E io ero seduto sul letto. E continuavamo a guardarlo, e a ridere.
Ci sarebbe quella volta che ho perso il lavoro e tu mi hai tenuto tra le braccia, per ore, come un bambino.
Ci sarebbe il giorno che è morta tua madre. E io cercavo i tuoi occhi, per dirti che c’ero.
Ci sarebbe la notte che mi hai telefonato e mi hai detto che non tornavi a dormire.
Ci sarebbe quel giorno che ci siamo trovati davanti al giudice, con i nostri avvocati. E non ci siamo mai guardati in faccia.

TRAINDOGS – “Davanti al giudice”

Io sono quello che sono

Io sono quello che sono. Mi ci sono voluti anni per essere così. E sogni. E sbagli. Sarei potuto essere infiniti altri. Che a trovarci tutti insieme, a parte una comune e talvolta vaga rassomiglianza, in molti non ci riconosceremmo. Io sono quello che posso. Che può non essere molto, ma non giudicate mai nessuno per ciò che non è. Al posto suo, voi sareste potuti essere meno. E vedendovi, vi sareste condannati. Io sono le mie paure, che sono tante e alcune non hanno neanche un nome. E sono solo un’ombra, un refolo di vento freddo, un rumore nel silenzio, una frase ripetuta nella testa.

Io sono le mie speranze, sono la strada su cui cammino, sono il mio orizzonte, che non segue la curvatura della terra, ma quella meno geometrica della mia vita, dei miei pensieri, delle mie alternanti emozioni. Io sono quello che sono. E qualche volta sbatto ancora le braccia per provare a volare.

TRAINDOGS – “Io sono quello che sono”

Il giorno dopo

Ci siamo passati tutti e ci siamo passati tante di quelle volte da perderne il conto. Il giorno dopo ti svegli e, al principio, sembra tutto come sempre, perché la tua mente ci mette qualche momento a riannodare i pensieri e ricordarsi dov’eravate rimasti, tu e la tua vita. È un po’ come quando riprendi in mano un libro e succede che qualche volta devi rileggere la pagina prima del segno, o almeno qualche frase. Poi c’è quel momento che ti ricordi tutto, e allora vorresti tornare alla mattina prima, quando i tuoi ricordi erano diversi, perché non era ancora successo niente.

Il giorno dopo è un pugno in faccia. Una voce che ti urla in testa. Una condanna senza appello. Il giorno dopo è qualcosa che ci vorrà del tempo a dimenticarlo. E in quel momento ti sembra impossibile che ci riuscirai. Che poi non è mai detto. Perché ci sono volte che il giorno dopo dura il resto della tua vita.

TRAINDOGS – “Il giorno dopo”

Ci sono giorni così

Ci sono giorni che non cominciano se non sollevi il sole sulle spalle, ma per quanto tu sia forte, sai che arriverai a sera stremato, senza fiato, con i muscoli a pezzi. Ce ne sono altri che il sole sorge da solo, e tutto quello che devi fare è cercare l’est. E lasciarti scaldare gli occhi, e di conseguenza l’anima, e pensare che andrà bene.

Ci sono giorni che non vorresti che fossero, e vorresti mettere l’orologio avanti di dodici ore, o chiudere gli occhi finché non siano passati, come fanno i bambini.

Ce ne sono altri che aspetti da giorni, e quando arrivano non ti senti pronto, anche se li hai imparati a memoria, perché non puoi essere sicuro di come vanno le cose. Ci sono giorni che non sai cosa aspettarti, e non sai se è un bene o un male, perché ci sono stati giorni che ti hanno cambiato la vita, però alla mattina non lo sapevi. Ce ne sono altri che vorresti solo stringerle forte la mano e non lasciarla più.

TRAINDOGS®